Gli indizi dei primi pianeti extragalattici

Le prove dell'esistenza di numerosi pianeti "vagabondi" sono state individuate in una galassia a 3,8 miliardi di anni luce. Grazie a una lente di ingrandimento gravitazionale.

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Vedere oltre i confini della Via Lattea: in parte, si può.|P. Horálek/ESO

Esistono pianeti, al di fuori della Via Lattea? Fino ad oggi, per un problema di enormi distanze - la nostra galassia ha un diametro di circa 150 mila anni luce - non era possibile affermarlo con certezza. Dal 1995 a oggi abbiamo individuato decine di esopianeti, ma mai oltre i confini della nostra famiglia stellare.

 

Ora due ricercatori dell'Università dell'Oklahoma avrebbero trovato le possibili tracce dell'esistenza di miliardi di pianeti extragalattici in una galassia a 3,8 miliardi di anni luce da noi. La scoperta è stata pubblicata sulla rivista scientifica Astrophysical Journal Letters

 

Gioco di specchi. Il team ha analizzato i dati dell'osservatorio ai raggi X della Nasa Chandra raccolti durante l'osservazione di una lontanissima galassia, a 6 miliardi di anni luce dalla Terra. Questa galassia è troppo lontana per essere vista e per poterla osservare si utilizza una specifica tecnica legata alle cosiddette lenti gravitazioni chiamata microlente gravitazionale (microlensing).

 

Semplificando, si sfrutta la distorsione spazio-temporale che subisce la luce prodotta dall’oggetto che vogliamo osservare quando incontra lungo la sua strada un’altra massa gravitazionale: si crea così una sorta di "lente di ingrandimento" che permette di studiare galassie, stelle e pianeti anche molto lontani (per approfondire).

 

Segnali di disturbo. Per osservare una galassia lontana 6 miliardi di anni luce, gli astronomi hanno scelto come "lente" la quasar Rx J1131–1231. Due ricercatori, però, invece di concentrarsi sulla galassia obiettivo, hanno studiato il comportamento della lente durante l'osservazione. 

 

 

Immagine della galassia lente Rx J1131-1231, al centro, dove si troverebbero migliaia di pianeti. i quattro punti luminosi all'esterno sono gli ingrandimenti della galassia obiettivo dell'osservazione, osservabili grazie alla lente gravitazionale al centro. | University of Oklahoma

L'immagine nella lente, infatti, può subire alterazioni se ospita oggetti in movimento. E in effetti lo spettro luminoso della quasar ha mostrato minute ma frequenti alterazioni di luce, che hanno portato a ipotizzare l'esistenza, nella stessa galassia "lente" (quella a 3,8 miliardi di anni luce) di circa 2000 pianeti per ogni stella di sequenza principale.

 

I pianeti in questione sarebbero erranti - senza "Soli" di riferimento - e di masse comprese tra quella della Luna e quella di Giove.

 

Ci basti questo. Poiché si tratta di oggetti così distanti, il microlensing è l'unico modo di appurare la loro esistenza. «Non esiste la minima possibilità di osservare questi pianeti direttamente» dicono i ricercatori «Tuttavia, possiamo studiarli, dedurne la presenza e persino farci un'idea della loro massa». 

 

Lo studio è particolarmente rilevante perché, fino a oggi, la tecnica di microlensing aveva portato sì alla scoperta di nuovi pianeti all’interno della Via Lattea, ma mai all’esterno. 

 

17 Febbraio 2018 | Elisabetta Intini

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