Spazio

Meteoriti: un nuovo cratere su Marte

La scoperta è un'opportunità per studiare il pianeta, ma anche un'importante segnale dei pericoli che corrono le missioni umane.

La sonda della Nasa MRO (Mars Reconnaissance Orbiter) ha scoperto un cratere molto interessante, perché nuovo: ha infatti appena un paio di anni. L'immagine composta, qui sotto, riporta un fotogramma del 2012 (a sinistra) e un fotogramma recente della stessa area, dov'è evidente una "cicatrice" recente che termina in un cratere di 50-60 metri di diametro, la metà di un campo da calcio. L'oggetto che ha prodotto quella traccia, e che si è probablmente vaporizzato nell'impatto, deve avere provocato anche molti eiecta, ossia materiale di profondità sparato fuori dal cratere: sarebbe molto importante e interessante studiare questo materiale, che potrebbe raccontare qualcosa di significativo della storia di Marte.

A sinistra un'area di Marte ricca di antichi crateri. A destra un'immagine recente della stessa area mostra un nuovo cratere.

400 su Marte, 300 sulla Luna. Non è la prima volta che le sonde identificano nuovi crateri: sono circa 400 da quando orbitano attorno al Pianeta Rosso. Il dato è importante per valutare le probabilità che oggetti vaganti nel Sistema Solare hanno di scontarsi con un pianeta, seppur piccolo come Marte. Altri crateri "freschi" sono stati scoperti anche su altri oggetti del Sistema Solare. Un progetto che si occupa di studiare anche le più piccole variazioni della superficie lunare ne ha scoperto uno un paio di anni fa, il 17 marzo 2013, l'ultimo di circa 300.

Un cratere lunare scoperto dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter.

Nuove strategie per le basi. La frequenza di bolidi dalle dimensioni significative che precipitano è importante soprattutto in vista delle missioni lunari e marziane: questi oggetti sono un problema. Il pericolo non sta solo nel bolide che precipita (reale, ma con scarse probabilità che possa colpire una base), ma soprattutto nel materiale che un simile impatto può produrre e che a causa della debole gravità può percorrere anche molti chilometri dal luogo dell'impatto. Ecco dunque che ancora una volta diventa importante pensare a come fare fronte a questi incidenti e forse a ipotizzare basi sotterranee.

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12 gennaio 2015 Luigi Bignami
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