Il progetto della Nasa Messenger è quasi al termine. Il suo scopo era quello di mettere in orbita attorno a Mercurio una sonda che, tra l’altro, ne rilevasse la superficie con grande dettaglio e verificasse l’esistenza di acqua ai poli. Tutto ciò e molto di più è stato portato a termine dalla sonda. Sean Solomon, responsabile del progetto ha dichiarato: «Messenger è ora vicina al suo naturale epilogo: sta raggiungendo il cosiddetto periasse zero, altrimenti noto come “impatto”». Avverrà il 30 aprile.
Si potrebbe pensare che la squadra che guida la sonda dal 2004, quando partì dalla Terra, sia rammaricata per l'avvicinarsi della fine, ma non è così. Messenger, che sta per MErcury Surface Space ENvironment GEochemistry and Ranging ha raccolto molti più frutti di quel che si sperava alla partenza.


Come una vela al vento (solare). Il semplice fatto che stia ancora orbitando attorno a Mercurio è un risultato strabiliante dal punto di vista ingegneristico. La sonda, entrata in orbita mercuriana nel 2011, stando al progetto avrebbe potuto lavorare per un anno terrestre. Ma dopo oltre 3 anni sta ancora raccogliendo dati a pieno ritmo. Gli ingegneri che hanno delineato le fasi di volo hanno saputo risparmiare una gran quantità di carburante, arrivando persino a manovrare la sonda come fosse una vela esposta al vento solare per eseguire piccole (ma fondamentali) manovre per portare la Messenger a quote progressivamente più basse, sempre più vicina alla superficie del pianeta. Adesso sta utilizzando l’elio di bordo come gas di spinta, gas che doveva servire unicamente per pressurizzare i serbatoi.
Dal giugno del 2014 i tecnici della Nasa sono riusciti a far scendere la sonda fino a 25 km dalla superficie di Mercurio ottenendo immagini ad altissima risoluzione. Da quell’altezza, poi, è stato molto più semplice mappare la presenza di idrogeno che arriva dall’acqua ghiacciata e nascosta nei crateri ai poli del pianeta, eternamente in ombra. Lì, appena fuori dai crateri, la temperatura può raggiungere anche i 400 °C.
Il mistero degli hallow. Oltre a tutte le risposte che ha fornito, Messenger lascia in eredità anche molte domande. Una delle più intriganti riguarda le strutture chiamate hallow (vuoti). Nulla di simile è stato mai osservato su altri pianeti e satelliti esplorati: sono forme morfologiche del tutto inattese, difficili da spiegare. Gli hallow sono depressioni con il fondo piatto che generalmente si trovano all’interno di crateri. Per la loro forma è da escludere che siano il risultato di impatti di asteroidi, e neppure sono il risultato di eruzioni vulcaniche.
Studiando la loro distribuzione si è giunti a ipotizzare che sono formazioni molto giovani e che potrebbero essersi formate anche... oggi!


Il gas che sublima. Che cosa produce gli hallow? I planetologi sono concordi nel sostenere che si formano quando sublima qualcosa dalla superficie di Mercurio, ossia passa da solido a gas. Il calore necessario alla sublimazione potrebbe arrivare direttamente dal Sole o da risalite di magma che si ferma in prossimità della superficie senza uscire. Forse si tratta di zolfo, che sublimato lascia sul terreno elementi più pesanti. Ma quale che sia l'origine del fenomeno, per adesso abbiamo solamente ipotesi e speculazioni.che cosa sublima e cosa rimane vicino ai vuoti... è tutto da capire. Ma Messenger non può rispondere a tutte le domande.


Il passaggio del testimone. Adesso si attende la partenza di BepiColombo, la missione dell’Agenzia Spaziale Europea che partirà nel luglio del 2016: permetterà di studiare in dettaglio la superficie del pianeta e allora, forse, gli hallow racconteranno la loro storia.
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