Marte: La sonda MRO potrebbe aver visto acqua salata anche dove non c'è

L'errore di MRO dovuto a un software di correzione delle immagini: potrebbe aver rintracciato sali che permettono la presenza di acqua liquida anche in regioni dove non sono presenti.

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Mars Reconnaissance Orbiter (Nasa) è in orbita attorno a Marte dal 2006, tra i 250 e 316 km di altitudine, per studiare atmosfera e superficie del pianeta e identificare i più promettenti siti di atterraggio per future missioni.|NASA/JPL/Corby Waste

La presenza di acqua liquida nel passato e nel sottosuolo di Marte è stata accertata senza possibilità di errore. Tuttavia, un difetto in un software che legge le immagini della superficie marziana catturate dal Mars Reconnaissance Orbiter, la sonda della NASA che scruta il Pianeta da una distanza di 250-316 km dalla superficie, potrebbe aver fatto vedere tracce di umidità sul suolo di Marte anche dove non ci sono. Lo sostiene un'analisi del California Institute of Technology pubblicata su Geophysical Research Letters.

 

Il dubbio riguarda una piccola percentuale di sali idrati come i perclorati, composti chimici in grado di abbassare il punto di congelamento dell'acqua anche di 80 gradi °C, abbastanza da consentire la presenza di acqua liquida anche nel rigido clima marziano. Per questa ragione se ne cerca la presenza sulla superficie del Pianeta Rosso, presenza che è stata accertata in passato sia da Curiosity, sia dal lander della NASA Phoenix. Il punto dunque non è se ci siano, ma dove siano collocati.

Eccesso di zelo? E qui entra in gioco uno strumento del MRO capace di restituire "mappe chimiche" del suolo marziano, lo spettrometro CRISM (Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer for Mars). CRISM lavora mostrando come la luce è riflessa dalla superficie in centinaia di lunghezze d'onda. Lo spettro risultante permette agli scienziati di identificare la presenza di minerali specifici, di cui si conosca come interagiscono con la luce.

 

Nei punti di passaggio tra luce e ombra, la telecamera di CRISM può impiegare qualche pixel a realizzare che il tipo di luce è cambiato: per eliminare questo "rumore" (confusione) nei dati, gli scienziati avevano introdotto un software ad hoc. Il team del Caltech si è però accorto che per lo 0,05% dei pixel, le correzioni introdotte dal software risultano avere le stesse caratteristiche spettrali dei perclorati e di altri sali con le stesse doti. Ecco perché potrebbero essere "apparsi" anche dove non sono presenti.

 

In luoghi improbabili. Gli scienziati è arrivato a questa conclusione perché nelle immagini in cui si cercavano anche le tracce più minute di sali idrati, essi sembravano presenti anche in regioni dove non dovrebbero esistere, e sempre in corrispondenza con le zone di passaggio ombra-luce. Lo studio che anticipa di qualche giorno l'ammartaggio della sonda InSight, è un esempio di quanta cautela e attenzione siano necessarie nelle analisi di questo tipo, e della bontà del metodo scientifico, che prosegue per successive correzioni, verso il meglio.

 

23 Novembre 2018 | Elisabetta Intini