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Missione Insight: da un anno su Marte

La missione InSight è operativa su Marte da poco più di 12 mesi. Ecco cosa ci ha permesso di scoprire sul Pianeta Rosso e cosa ci svelerà in futuro.

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La sonda InSight ci sta svelando cosa c'è nel sottosuolo del pianeta rosso. | NASA

Marte non è solo roccia, sabbia e distese sconfinate di nulla: è un pianeta vivo, con venti, terremoti e uno strano campo magnetico. È quello che emerge dopo un anno di studi sul Pianeta Rosso portati a termine dagli scienziati della NASA con l'aiuto della missione Insight, dal nome della sonda lanciata il 25 maggio 2018 e giunta su Marte il 26 novembre dello stesso anno. I risultati di oltre 12 mesi di osservazioni sono stati recentemente pubblicati in 6 articoli apparsi su Nature e Nature Geoscience.

 

Martemoti. La missione Insight è la prima che la NASA dedica allo studio del sottosuolo marziano. Tra i vari strumenti di cui è dotata la sonda ci sono infatti un sismometro, un anemometro per misurare la velocità del vento, un barometro, un sensore di campi magnetici e un dispositivo che permette di misurare la temperatura sotto la superficie del pianeta. Cuore della missione è l'esperimento SEIS - Seismic Experiment for Interior Structure, che ha permesso ai ricercatori di ascoltare "la voce di Marte". Il pianeta è infatti scosso da numerosi terremoti che si propagano nel sottosuolo marziano per migliaia di chilometri.

 

L'analisi delle onde sismiche e della loro struttura permette ai ricercatori di studiare nel dettaglio la composizione del sottosuolo del pianeta e di formulare nuove ipotesi sulla sua formazione e sulla sua storia. Nei primi 12 mesi di osservazione la sonda ha registrato 450 terremoti, il più forte dei quali di magnitudo 4.0, quindi non abbastanza intenso da raggiungere la parte più interna del sottosuolo marziano.

 

Gli scienziati stanno ora aspettando il Big One, un sisma abbastanza intenso da propagarsi nella parte inferiore del mantello, nel cuore di Marte, e quindi in grado di rivelare qualche segreto.

 

Un pianeta vivo. Marte non ha placche tettoniche simile a quelle terrestri, ma ha una intensa attività vulcanica concentrata in alcune regioni. Almeno due dei terremoti registrati dai ricercatori hanno avuto origine in una di queste aree, la Cerberus Fossae, dove sono ben visibili grossi massi che sono scivolati giù dai pendii più scoscesi.

 

In questa regione sono anche presenti anche canali lunghi oltre 1000 km scavati da antiche inondazioni, e che negli ultimi 10 milioni di anni - un battito di ciglia, geologicamente parlando - sono stati riempiti dalla lava fuoriuscita dai vulcani. Alcuni di questi fiumi di lava sono stati frantumati da terremoti piuttosto recenti, meno di due milioni di anni fa.

Uno strano magnetismo. Marte oggi non ha campo magnetico. Ma lo ha avuto in passato: le rocce sepolte 60 metri sotto la superficie del pianeta riportano tracce di questo antico magnetismo. Il magnetometro di Insight ha però misurato alcune stranezze: il magnetismo di superficie, indotto dalle rocce sepolte nel sottosuolo, cambia di intensità tra il giorno e la notte, con alcune pulsazioni attorni alla mezzanotte marziana.

Gli scienziati hanno formulato diverse teorie sul perché questo accada: la più attendibile mette in correlazione queste variazioni di campo magnetico con il vento solare che interagisce con l'atmosfera del pianeta. Insight è dotata di due apparati radio: il primo viene utilizzato per comunicare dati e osservazioni con la Terra mentre il secondo, chiamato Rotation and Interior Structure Experiment, ha l'obiettivo di registrare eventuali scostamenti nella rotazione del pianeta. L'analisi di questi dati permetterà ai ricercatori di determinare se il centro del pianeta è liquido o solido. Un cuore liquido genererà infatti uno scostamento maggiore rispetto a quello generato da un cuore fatto di materiale solido. Le osservazioni sono appena iniziate e dureranno un anno marziano, pari a circa due anni terrestri.

 

Dritto al cuore. Marte sembra un luogo piuttosto ventoso: i sensori di Insight misurano costantemente velocità e direzione del vento e pressione atmosferica. I dati hanno registrato numerosi mulinelli e piccoli vortici di sabbia sollevati dal vento che, smuovendo gli strati di terreno più superficiali,  offrono ai ricercatori la possibilità di studiare la composizione.

 

Nel video che segue potete ascoltare la registrazione di alcuni effetti del vento marziano:

 

13 marzo 2020 | Rebecca Mantovani