Curiosity tra argille e nubi di ghiaccio

Il rover della Nasa, che si trova in un'area ricca di argille, indice di grandi quantità d'acqua nel passato di Marte, ha fotografato nuvole di ghiaccio.

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Marte, 12 maggio 2019 - Il rover Curiosity (Nasa) in posa dietro alle due perforazioni sulle formazioni Aberlady e Kilmarie. I selfie di Curiosity, che sembrano foto scattate da marziani, sono il risultato dell'assemblaggio di diversi scatti: per approfondire, vedi Ecco come fa Curiosity a farsi i selfie. | NASA/JPL-Caltech/MSSS

I dati inviati a Terra dal rover Curiosity confermano che la regione di Marte che sta esplorando è la più ricca di materiali argillosi trovata finora: due campioni prelevati dal rover nelle ultime settimane - dalle formazioni rocciose Aberlady e Kilmarie - hanno rivelato la maggior quantità mai registrata, durante la missione, di minerali tipici delle argille.

 

Il particolare interesse per le argille è dovuto al fatto che si formano là dove c'è (o c'è stata) acqua, essenziale per la vita - e l'obiettivo primario di Curiosity è proprio quello di aiutarci a capire se nel lontano passato del Pianeta Rosso ci siano mai state condizioni adatte a supportare la vita.

 

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Animazione (clicca sull'immagine per avviarla) - Le nuvole nel cielo di Marte, sopra a Curiosity. | NASA/JPL-Caltech/MSSS

Le analisi condotte nel laboratorio all'interno dal rover stesso rivelano che vi è pochissima ematite (un ossido di ferro), un altro minerale che si forma in acqua, e che era invece abbondante in un'area esplorata mesi fa.

 

Le presenza delle argille è ancora da interpretare, ma l'idea è che si siano formate in presenza di fanghi che, essiccati, hanno dato origine alle due piccole formazioni rocciose sondate da Curiosity. Dove c'era più ematite, invece, è possibile che ci fosse una maggiore quantità di acqua (e meno fango).

 

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Animazione (clicca sull'immagine per avviarla) - Le stesse nuvole riprese da InSight, a 600 km di distanza. | NASA/JPL-Caltech/MSSS

Durante questa serie di analisi Curiosity si è preso il tempo per puntare le macchine fotografiche verso il cielo in un momento in cui passavano delle nuvole, tra il 7 e il 21 maggio: nuvole di ghiaccio d'acqua, probabilmente, che passavano a circa 30 chilometri di quota. L'altitudine è stata calcolata con ragionevole precisione anche grazie alle osservazioni delle stesse nuvole effettuate dalla sonda InSight, che si trova a 600 chilometri da Curiosity per studiare i terremoti.

 

4 giugno 2019 | Luigi Bignami