Spazio

L’acqua su Marte a Domande e Risposte

Se c’è acqua c’è vita? I sali scoperti su Marte sono pericolosi? Potranno essere utili agli uomini che costruiranno basi marziane?

L’annuncio della scoperta della presenza di acqua allo stato liquido su Marte in particolari e brevi periodi dell’anno pone alcune domande. Ecco una mini guida a domande e risposte per capire la scoperta dell'acqua su Marte e la sua portata.

Che cosa hanno effettivamente scoperto?

Lujendra Ojha, del Georgia Insitute of Technology di Atlanta (Usa) è riuscito, per la prima volta, con una tecnologia messa a punto nei suoi laboratori, ad analizzare la composizione chimica delle strette fasce scure che scendono dal bordo di alcuni crateri e di alcune colline.

I rigagnoli possono essere lunghi anche 100 metri e più. Di solito sono larghi pochi metri. © Nasa

Fino ad oggi questa operazione risultava impossibile perché le strisce erano troppo strette per analisi chimiche che si localizzassero solo su di esse. Ojha invece, è riuscito a realizzare lo spettro (ossia l’analisi chimica) di un solo pixel delle fotografie riprese dalla Mars Reconnaissance Orbiter (Mro) ossia di un solo elemento puntiforme che compongono le fotografie digitali e al suo interno ha trovato tre tipi di sali (perclorato di magnesio, clorato di magnesio e perclorato di sodio).

L’unica spiegazione ad oggi avanzata per spiegare la loro presenza è che acqua liquida salmastra esca da alcune fessure e poiché evapora immediatamente a causa della bassissima pressione dell’atmosfera marziana, lascia sul suolo i sali contenuti all’interno. La medesima analisi eseguita sulle sabbie ai lati delle strisce scure non mette in evidenza alcuno di questi sali.

Perché è una scoperta importante?

Che su Marte ci fosse acqua era abbastanza certo. La notizia però è importante per diversi motivi. Il primo ci dice che l’acqua o il ghiaccio da cui si forma l’acqua durante le stagioni più calde è relativamente vicino alla superficie in diversi punti del pianeta. Questo sarà di grande aiuto nell’identificare le aree ideali per far atterrare un gruppo di astronauti che dovesse costruire una base permanente.

In secondo luogo la presenza di acqua aumenta le probabilità che su Marte vi possa essere qualche semplice forma di vita, se mai un tempo essa riuscì a formarsi. Sulla Terra esistono batteri che vivono grazie all’energia che producono trasformando sali di cloro in altri tipi di sostanze chimiche. Poiché il ghiaccio o l’acqua che origina le strisce scure si trova sottoterra è protetto dalle radiazioni cosmiche e dunque la vita potrebbe proliferare là sotto.

In questo caso due fotografie scattate in momenti diversi della medesima area mostra l'allungamento di un solco prodotto dall'acqua © Nasa

Ma gli scienziati hanno visto l'acqua?

No, non esiste alcuna immagine ripresa dalle sonde che mostri la fuoriuscita di acqua. Numerose sono le fotografie di solchi lasciati dall’acqua prima e dopo la fuoriuscita, ma mai una sonda si è trovata a fotografare una “sorgente” nel momento della sua attività

Perché i perclorati sono così importanti?

I perclorati sono sali che derivano dall’unione di un elemento chimico, come ad esempio il magnesio, ad un gruppo di atomi composto da 4 atomi di ossigeno legati a un atomo di cloro. Su Marte si possono essere formati per l’attività dei raggi ultravioletti su composti di cloro lasciati, ad esempio, da antichi mari o laghi. La presenza dei perclorati all’interno del ghiaccio marziano abbassa la temperatura di fusione anche fino a -73°C (dipende dalla concentrazione) e dunque per avere acqua liquida non è necessario che la temperatura salga fino agli 0°C.

Inoltre essi possono essere fonte di vita per alcuni batteri. E non ultimo alcuni perclorati possono essere utilizzati per produrre combustibili per razzi. Tuttavia va sottolineato che i perclorati sono molto pericolosi per l’uomo. Essi infatti, sono tossici in quanto impediscono al corpo umano di assorbire lo iodio importante in una serie di processi umani legati soprattutto alla ghiandola tiroidea. Gli astronauti marziani dunque, dovranno fare molta attenzione a questa sostanza affinché non finisca nei loro habitat.

Un esempio di "gully", ossia di strisce scure lasciate dall'acqua che fuoriesce dalle rocce marziane © Nasa

Dunque c'è vita in quelle strisce di terra scura?

In questo momento è difficile dare una risposta oggettiva. Se nell’acqua che fuoriesce con i sali ci fossero dei batteri potrebbe essere che essi finiscano nelle sabbie, ma i raggi ultravioletti e le radiazioni cosmiche li condannerebbero ben presto alla morte. Dunque è assai improbabile che proliferi la vita in superficie. Certo è che le strisce scure di Marte potrebbero essere un luogo di grande interesse per un’analisi di dettaglio dei suoli perché vi si potrebbero trovare le testimonianze della vita sotterranea.

Ma c'è vita su Marte ora e dove?

La scoperta che le strisce scure di sabbia siano prodotte da acqua e sali non cambia di molto quanto già si ipotizzava sulle possibilità di vita marziana. Se mai un tempo - quando l’acqua scorreva abbondante sulla superficie di Marte e l’atmosfera era più “protettiva” di oggi - la vita prese forma, essa potrebbe essere sopravvissuta sotto la superficie del pianeta ed aver continuato la sua esistenza proprio all’interno di falde acquifere più o meno congelate. Ed e lì il luogo ideale per cercarla.

Sarà pericoloso andare su Marte?

Non nel senso che i marziani potranno farci del male, bensì il contrario.

La presenza d'acqua è un potenziale vantaggio per la futura esplorazione umana di Marte perché non ci sarà bisogno di portare acqua da Terra. Ma dovremo stare molto attenti a come e dove andremo, perché il nostro arrivo sul pianeta rosso può coincidere con l'arrivo di colonie ambulanti di batteri e microbi vari che potrebbero contaminare il pianeta e sopraffare eventuali forme di vita esistenti.

Il problema c'è anche per le missioni robotiche. Non è un caso che il rover previsto per il 2020 abbia un divieto specifico di avvicinarsi a zone con acqua o ghiaccio d'acqua a causa della presenza a bordo del generatore nucleare, che emana calore spiega la planetologa Emily Lakdawalla.

29 settembre 2015 Luigi Bignami
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