Luna: le inattese scoperte della missione cinese Chang'e 3

Il nuovo materiale messo in luce dal rover cinese Yutu rivela, per il nostro satellite, una storia più travagliata di quanto si pensava.

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La Terra dalla Luna in un'immagine della sonda Lunar Reconnaissance Orbiter. Dalle missioni Apollo (Nasa) e Luna 20 (Russia) il nostro satellite naturale è sempre stato studiato dalla sua orbita. Unica eccezione, la missione cinese Chang'e 3.|Nasa

Nuovi indizi sulla storia della formazione e composizione della Luna sono arrivati dall'analisi di un nuovo tipo di roccia rilevata dal rover cinese Yutu (il coniglio di giada), arrivato a bordo del modulo Chang'e 3 nel dicembre del 2013 nell'area settentrionale del Bacino Imbrium, il più grande cratere del nostro satellite, visibile da Terra anche a occhio nudo.

 

Queste rocce hanno una composizione diversa da quelle analizzate quasi 40 anni fa dalle missioni americane Apollo e dalla russa Luna20. Secondo i ricercatori, ciò significa che il mantello sotto la crosta è molto meno uniforme del mantello terrestre e che il materiale emesso dai vulcani della Luna è cambiato nel tempo. Infatti, le lave analizzate da Apollo e Luna20 risalgono a ben oltre tre miliardi di anni fa, mentre quelle di Yutu sembrano avere un'età di tre miliardi di anni o poco meno.

 

 

Come ha spiegato Bradley Jolliff, della Washington University in St. Louis (Missouri), che ha collaborato con i ricercatori cinesi nell'elaborazione dei dati provenienti dal rover, la scelta del sito di atterraggio di Chang'e 3 è stata determinante: dalle esplorazioni Apollo e Luna20, infatti, la Luna è sempre stata studiata da sonde in orbita, e le ricerche sono state condizionate dalla presenza di regolite, che essendo un mix di varie rocce crea incertezza nell'elaborazione dei dati.

 

Il rover Yutu sulla superficie della Luna. | Agenzia Spaziale Cinese

 

Questa volta, invece, il rover Yutu è sceso in prossimità di un cratere relativamente giovane, chiamato Zi Wei, dove lo strato di regolite è sottile e non miscelato con detriti di aree attigue, ossia di composizione molto vicina alla roccia lavica sottostante. Un sito quindi di grande importanza per confrontare i dati rilevati al suolo con quelli raccolti dalle sonde che orbitano attorno alla Luna. «Ecco perché ora abbiamo una roccia di riferimento da usare come campione di confronto per altre aree della Luna, mentre dall'orbita le sonde rilevano sempre uno stesso tipo di roccia», ha spiegato Jolliff.

 

Aggiunge Zongcheng Ling, responsabile della ricerca pubblicata su Nature: «I basalti studiati con le missioni Apollo e Luna20 avevano un contenuto di titano alto oppure basso. Quelle studiate dal rover Yutu, invece, hanno un contenuto di titanio intermedio e sono molto ricche di ferro». La diversità indica una differenziazione notevole nel tipo di mantello sottostante e indica anche quando iniziò a solidificare: tutte informazioni utili agli scienziati per scavare nel passato della Luna.

 


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28 Dicembre 2015 | Luigi Bignami