Luca Parmitano racconta Volare: la prima conferenza stampa dall'Italia

Luca Parmitano ricorda i momenti più belli della permanenza sulla ISS in una conferenza stampa in diretta dall'ASI: dal lancio all'incidente della seconda EVA ecco il suo racconto in prima persona.

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Luca Parmitano con il tricolore ben visibile sulla tuta spaziale. Photo ESA

Luca Parmitano ha terminato poco fa la prima conferenza stampa dalla sede dell'ASI, l'Agenzia Spaziale Italiana di cui la sua tuta porta lo stemma. L'astronauta siciliano ha raccontato, davanti a una platea di studenti e giornalisti, i momenti salienti della missione "Volare", dalla partenza alle passeggiate spaziali, dal menu di bordo all'avaria della seconda EVA, fino al turbolento rientro a Terra.

Luca Parmitano ha iniziato col ringraziare l'Italia per la formazione ricevuta, prima come studente e poi come pilota militare: «Mi piace usare la metafora del tetragono, uno dei solidi geometrici più perfetti; più larga è la base sui cui poggia, più è stabile e preciso. Noi astronauti non siamo che il vertice del tetragono, ma per arrivare così lontano serve una base molto ampia. Voglio per questo ringraziare l'ASI, l'Aeronautica militare italiana e le istituzioni, nelle persone dei presidenti Letta e Napolitano, che mi hanno fatto sentire forte la partecipazione del Paese per tutta la durata della mia missione».

Una forte componente di partecipazione e ingegno italiano è visibile nella costruzione dell'ATV-4, il modulo cargo di fabbricazione europea ribattezzato "Albert Einstein" che lo scorso giugno ha portato a bordo aria, provviste, acqua e propellente: l'Italia ha contribuito fortemente alla sua realizzazione, così come a quella della navetta americana Cygnus, un altro cargo prodotto in collaborazione con la compagnia spaziale privata Orbital.

Come italiano è stato il menu più apprezzato dagli astronauti della missione (chiamato Il Nodo come il modulo in cui l'equipaggio trascorre i momenti più conviviali): grazie all'intervento di importanti chef italiani a bordo della ISS sono arrivati lasagne, risotto al pesto e tiramisù.

Lavorare sulla ISS significa soprattutto fare ricerca: «Sono migliaia gli esperimenti in corso, solo 150 nel periodo che io ho trascorso a bordo» racconta Parmitano. «Tra questi mi piace ricordare quello, a cui ho partecipato in prima persona, per trovare una dieta in grado di contrastare il decadimento di calcio nelle ossa, un fenomeno comune in assenza di gravità che ci affligge anche sulla Terra, dopo una certa età. Attraverso una dieta particolare siamo in grado di combattere l'osteoporosi: immaginate quali benefici potremmo ricavarne sul nostro pianeta».

Un altro esperimento che avrà ricadute pratiche immediate sulla vita terrestre sarà la messa a punto di una tecnica di scan della colonna vertebrale che sfrutta un macchinario grande quanto un pc portatile: un modo per fare diagnosi immediate in zone remote del pianeta che non possono essere raggiunte da dispositivi ingombranti come la risonanza magnetica. «Ma sulla ISS stiamo lavorando anche, per esempio, su nuovi combustibili biologici, che permettano di sviluppare propellenti che non inquinino».

Un capitolo speciale è dedicato all'osservazione della Terra dall'alto. Quelle twittate dagli astronauti non sono solo belle "cartoline" del nostro pianeta, ma strumenti importanti per comprendere i fenomeni naturali che lo interessano: «Mentre i satelliti rilasciano immagini statiche, anche a risoluzioni più alte, noi abbiamo l'aiuto straordinario degli uomini a bordo, che sanno cogliere attimi che i freddi occhi meccanici non sanno catturare. Un giorno, per esempio, mentre stavo facendo sport ho scorto una tempesta di sabbia svilupparsi sopra al nord Africa; l'ho fotografata e grazie a questa immagine i tecnici della Nasa sono riusciti a capire l'orientamento dei venti e il suo processo di definizione».

L'ultima parte dell'intervento di @astro_luca riguarda la bellezza delle attività extraveicolari («in quei momenti sei collegato alla Terra e a tutta la sua storia; lì la formazione è importantissima, perché devi saper pilotare la tuta che è un veicolo autonomo»), qualche curiosità in merito («nelle prime settimane sono cresciuto di circa 5 cm e abbiamo dovuto risistemare tuta») e gli ultimi aggiornamenti sull'incidente avvenuto nella seconda EVA.

«Settimana scorsa ho parlato con la commissione di inchiesta della Nasa in merito all'avaria della seconda passeggiata spaziale. Mi hanno confermato che si è trattato di un'avaria meccanica della pompa che separa il flusso d’aria da quello dell'acqua all'interno della tuta. Anziché inserirsi nel circuito di raffreddamento l'acqua si è immessa in quello di ventilazione. In caso di futuri rischi di annegamenti gli astronauti avranno a disposizione un tubo "snorkel" per respirare l'aria che proviene dalla parte bassa della tuta».

Gli anni di esperienza come pilota militare hanno aiutato Luca Parmitano a saper prendere la decisione giusta in pochi secondi. Ma anche il team di compagni a bordo gli ha salvato la vita: «Quando sono rientrato ho detto loro che li amavo tutti. Poi abbiamo cominciato a interrogarci sulle cause del guasto, che difficilmente vedrete verificarsi di nuovo».

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09 Dicembre 2013 | Elisabetta Intini