Luca Parmitano ha telecomandato un robot dalla Stazione Spaziale Internazionale

Dopo le passeggiate spaziali, AstroLuca affronta Analog-1, una serie di test di controllo di rover da remoto: in futuro, serviranno per esplorare a distanza Marte e la Luna.

il-rover-interact-dell-esa
Il rover Interact dell'ESA ha operato in un ambiente lunare simulato. | ESA

Aggiornamento del 25/11/2019, ore 13:02. In una seconda simulazione avvenuta lunedì 25 novembre, Luca Parmitano ha telecomandato il rover Interact dalla ISS, nel corso di una missione lunare simulata. Mentre la Stazione Spaziale Internazionale orbitava a 400 km di quota sopra il Mare di Bering, AstroLuca ha guidato il robot in una serie di prelievi di campioni geologici, mentre il team scientifico dell'European Astronaut Centre gli forniva istruzioni sulle "rocce migliori" da scegliere. L'esperimento è stato un successo: il rover ha selezionato gli obiettivi corretti e li ha caricati a bordo, mentre Luca Parmitano descriveva il paesaggio sul suo monitor - «dolci colline e pendii» "lunari", e «una roccia scura apparentemente fuori contesto» (cioè una telecamera). 

 

 

 

Le trasmissioni radio tra la Terra e Marte avvengono con un ritardo medio di 13 minuti. I rover che operano sulla superficie del Pianeta Rosso sono controllati attraverso software pre-programmati o comandi inviati da Terra, che richiedono però una certa finestra di tempo prima di essere recepiti ed attuati. Impossibile, in queste condizioni, operare in tempo reale: ma che cosa accadrebbe se i comandi fossero impartiti da molto più vicino, da un astronauta in orbita attorno a questo, o a un altro corpo celeste?

 

Gioco delle parti. È lo scenario indagato da una serie di esperimenti in corso sulla Stazione Spaziale Internazionale, Analog-1. Il primo si è tenuto oggi, 18 novembre, e ha visto protagonista Luca Parmitano, reduce dalla passeggiata spaziale più complessa mai tentata in tempi recenti. AstroLuca ha telecomandato dallo Spazio il rover Interact, un robot-esploratore dell'Agenzia Spaziale Europea che si trovava in un hangar di Valkenburg (Olanda), non lontano dal Centro europeo per la ricerca e la tecnologia spaziale (ESTEC). In questo scenario, la ISS ha vestito i panni di una stazione spaziale posizionata in orbita attorno alla Luna, o a Marte, e la Terra è servita da analogo di un altro corpo celeste.

 

Al posto di guida (o quasi). Sfruttando una speciale "rete Internet" spaziale, il Disruption Tolerant Networking, Luca Parmitano è stato in grado di vedere e percepire quanto visto e percepito dal rover, grazie a una combinazione di feedback video, audio e tattili che permetteranno una guida telerobotica in tempo reale. AstroLuca ha comandato il braccio robotico di Interact sfruttando un particolare joystick che restituisce le sensazioni di forza e pressione esercitate e avvertite dal rover. 

 

In questo primo esperimento, della durata di un'ora circa, Luca Parmitano ha guidato Interact attraverso una serie di coni predisposti nell'hangar, per testare setup, connessione e funzionamento dell'hardware. Una sorta di esame di guida preliminare, che è stato superato a pieni voti e ha aperto la strada a una seconda fase in cui il rover dovrà operare in un ambiente lunare simulato. Nel secondo esperimento, fissato per il 25 novembre, un team ESA di Colonia, in Germania, fornirà ad AstroLuca istruzioni su quali siano le rocce di interesse scientifico, quali andranno prelevate per successive analisi e quali invece sia meglio scartare.

Luna, Marte, Terra. I test fanno parte del programma dell'ESA Meteron (Multi-Purpose End-To-End Robotic Operation Network, Meteron) orientato allo sviluppo della tecnologia per l'esplorazione umana e robotica di altri corpi celesti. Andranno verificate le prestazioni di comando del rover in microgravità, la capacità di coordinamento tra l'astronauta e il team di Terra, e il comportamento del rover su un terreno impervio.

 

Operazioni come questa si riveleranno fondamentali per aprire la strada agli astronauti del programma Artemis, e per gettare le basi delle future colonie lunari o marziane. Ma potrebbero avere un risvolto operativo anche sulla Terra: comandare da remoto un rover capace di lavorare in luoghi impervi potrebbe servire anche alle squadre di soccorso impegnate in zone segnate da catastrofi.

 

25 novembre 2019 | Elisabetta Intini