Spazio

L'identikit dei venusiani: microbi amanti delle nubi acide

La gamma di organismi acidofili sulla Terra è talmente vasta, che nulla esclude possano essersi evoluti (e persistere ancora oggi) nelle nubi di Venere, meno infernali della sua superficie.

La possibilità che anche Venere possa ospitare forme di vita è stata spesso accantonata a causa delle condizioni infernali della sua superficie (la cui temperatura può raggiungere i 475 °C: abbastanza da fondere un metallo).

Ma la scoperta, sulla Terra, di una vasta gamma di organismi acidofili, cioè in grado di sopravvivere in condizioni di acidità molto elevate, fa pensare che alcune primitive forme di vita possano tuttora esistere o essere esistite nelle nubi di Venere: in questi ammassi di acido solforico a una cinquantina di km dalla superficie, le condizioni di temperatura e di pressione sono infatti un po' meno estreme.

La possibilità di riaprire uno spiraglio su eventuali organismi venusiani è stata sollevata da un lavoro sull'abbondanza di microbi acidofili di David Holmes, della Science and Life Foundation di Santiago, Cile, presentato durante il meeting annuale della European Geosciences Union.

Se è così sulla Terra... Lo scienziato ha ricordato che specie acidofile ricorrono in tutte e tre le maggiori forme di vita sulla Terra: gli eucarioti (gli organismi provvisti di un nucleo cellulare ben definito, come animali, piante, funghi), i batteri (ne esistono di acidofili anche nell'intestino umano) e gli archaea, organismi primitivi privi di nucleo cellulare. Troviamo acidofili persino tra i cianobatteri, organismi fotosintetici particolarmente primitivi.

Molte di queste specie sono ghiotte di acido solforico, dunque avrebbero cibo in abbondanza nelle nubi di Venere. Certo tra le temperature estreme e le condizioni di pressione (pari a 92 volte quella sulla superficie terrestre), gli argomenti contro la presenza di vita su Venere rimangono molti. Tuttavia, il pianeta potrebbe non essere sempre stato così inospitale.

antichi oceani. Secondo alcune passate simulazioni del NASA Goddard Institute for Space Studies, potrebbe avere ospitato acqua liquida per almeno 2 miliardi di anni della sua esistenza: forse, in quelle condizioni, le nubi erano più fresche e umide, capaci di accogliere forme di vita che potrebbero poi essersi evolute per sopravvivere.

16 aprile 2018 Elisabetta Intini
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