Le stagioni extraterrestri nel Sistema Solare

Sul nostro pianeta è tempo di primavera, ma che tempo fa sugli altri corpi celesti del nostro "fazzoletto" di Universo? Alla scoperta delle stagioni planetarie.

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Solstizi ed equinozi visti dallo spazio: domani ci troveremo nella situazione illustrata nell'angolo in alto a destra. La linea immaginaria che divide l'area diurna da quella notturna (terminatore) sarà verticale e unirà idealmente i due poli. Photo: Nasa |

Sulla Terra contiamo i minuti per l'inizio della primavera, ma faremmo altrettanto se abitassimo su uno degli altri pianeti in orbita intorno al Sole? In occasione dell'equinozio di domani, 20 marzo, ecco un breve viaggio nelle stagioni - ove presenti - nel resto del Sistema Solare.

 

 

Sistema Solare: il quiz

Dove dovremmo trasferirci per pesare due terzi in meno che sulla Terra? Nevica anche sugli altri pianeti? Dieci domande divertenti sul nostro sistema planetario. E un imperdibile viaggio nelle 8 meraviglie del Sistema Solare.

Venere e Giove. Sulla Terra l'avvicendarsi delle stagioni è determinato principalmente, dall'inclinazione dell'asse terrestre. Quando il Polo Nord è inclinato verso il Sole, e l'emisfero settentrionale gode di maggiore esposizione ai suoi raggi, per noi è primavera, o estate; quando è il Polo Sud a essere maggiormente esposto alla nostra stella, nell'emisfero settentrionale è autunno, o inverno (qui un video che spiega in 12 secondi l'alternanza delle stagioni).

Potremmo aspettarci che qualcosa di analogo accada sul pianeta "gemello" della Terra, Venere. Ma non è così: l'asse di rotazione di Venere ha un'inclinazione molto piccola, se paragonata a quella terrestre. Appena 3° (la stessa dell'asse di Giove), contro i 23,5° del nostro pianeta. Ne deriva che, sia su Venere che su Giove, i cambiamenti stagionali sono di piccola portata. La temperatura, sul primo dei due pianeti, si attesta sui 500 °C tutto l'anno, a causa dell'atmosfera densa e acida che provoca un costante effetto serra.

Anche Giove non sperimenta grosse variazioni stagionali: la sua temperatura atmosferica si attesta sui -150 °C ma va aumentando verso il nucleo. L'evento "meteorologico" più famoso del pianeta è la Grande Macchia Rossa, una tempesta anticiclonica di dimensioni colossali non collegata, però, al susseguirsi delle stagioni.

 

Giove, il gigante del Sistema Solare
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Marte
Il Pianeta Rosso (su cui alcuni vorrebbero trasferirsi) ha invece condizioni stagionali più analoghe a quelle a cui siamo abituati. L'asse di rotazione di Marte è inclinato rispetto al piano orbitale di un valore molto simile a quello della Terra (25° 11'): anche sul Pianeta Rosso, quindi, ci sono le stagioni, la cui lunghezza è però circa il doppio di quelle terrestri, perché l'anno marziano è di 687 giorni.

Durante l'inverno, il freddo (anche -140 °C) provoca la precipitazione dell'anidride carbonica presente nell'atmosfera del pianeta sotto forma di vere e proprie nevicate di ghiaccio secco. Il pianeta si ricopre di una coltre di neve simile a quella di una pista non battuta. La primavera farà nuovamente sublimare il ghiaccio riportandolo, allo stato gassoso, in atmosfera. Le foto delle dune marziane che si "scongelano" (con temperature che salgono fino a 20 °C) sono spettacolari, eccole qua sotto.

 

L'inverno marziano in 10 scatti
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Saturno e Titano
L'equatore di Saturno è inclinato di quasi 27° rispetto all'eclittica. Anche il "Signore degli Anelli" quindi, presenta variazioni stagionali. Con una lieve differenza rispetto alla Terra: qui ogni stagione dura circa 7 anni terrestri (il pianeta, infatti, completa una rivoluzione ogni 29,5 anni terrestri). La sonda Cassini che ha agganciato la sua orbita nel 2004, è riuscita a fotografare gli effetti dei cambiamenti stagionali, sotto forma di un'inversione cromatica nella lunghezza d'onda degli ultravioletti tra un emisfero e l'altro, nel 2012. E le foto (visibili qui sotto) sono pazzesche. Analoghi cambiamenti settennali sono visibili anche su Titano, la più grande delle lune di Saturno.

 

Saturno cambia stagione e inverte i colori
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Mercurio, Nettuno e Urano
Poiché la sua inclinazione assiale è pressoché nulla (0,01°) le stagioni su Mercurio sono determinate dalla variazione dell'eccentricità dell'orbita, ossia dalla sua vicinanza o lontananza dal Sole. E sono le stesse su tutta la superficie del pianeta, senza differenze tra i due emisferi.

A causa delle prossimità al Sole e dell'assenza di atmosfera (che provoca grandi escursioni di temperatura) le temperature oscillano tra i 350 °C nella zona esposta al Sole, e i -170 °C di quella in ombra.

Su Nettuno l'asse di rotazione è inclinato di 28,32° rispetto al piano orbitale e i cambiamenti stagionali sono analoghi a quelli terrestri e marziani. Ma a causa del lungo periodo orbitale, qui una stagione dura circa 40 anni terrestri (ora è tempo di primavera, in base ai cambiamenti nella copertura nuvolosa al polo sud del pianeta registrati da Hubble nel 2003).

A Urano spetta forse il primato delle stagioni più "estreme": mentre gli altri pianeti hanno un asse di rotazione quasi perpendicolare al piano orbitale, quello di Urano è quasi parallelo (98°). Il pianeta ruota, quindi, mantenendo uno dei suoi poli verso il Sole per metà del periodo di rivoluzione, come una trottola girata su un fianco, con conseguente estremizzazione delle fasi stagionali (che durano una ventina di anni terrestri). Data la grande distanza dal Sole in ogni caso, le temperature non variano molto tra estate e inverno e rimangono intorno ai -220 °C. A variare sono le formazioni nuvolose, trasportate da venti fortissimi e da tempeste grandi quanto nostri interi continenti.

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19 marzo 2014 | Elisabetta Intini