Le più belle foto della nebulosa di Orione

La Nebulosa di Orione è uno degli oggetti celesti più fotografati da astronomi professionisti e appassionati. Visibile anche a occhio nudo, non ci ha ancora rivelato tutti i suoi segreti. Ecco cosa sappiamo di lei in 8 fotografie. 

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Quella che vedete qui sopra è la più recente e dettagliata immagine della Nebulosa di Orione mai realizzata. È stata ottenuta dagli astronomi del Very Large Telescope, nel deserto di Atacama, in Chile.

Situata a 1.350 anni luce di distanza dal Sole, la Nebulosa di Orione è larga 24 anni luce ed è osservabile a occhio nudo guardando vero il centro della spada di Orione, nell'omonima costellazione. Come molte altre nebulose, è illuminata dalle stelle che si trovano al suo interno e dai bagliori delle nuvole di plasma privato degli elettroni dalla radiazione ultravioletta. L'immagine è stata scattata all'infrarosso con lo strumento HAWK-I.

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L'immagine ha permesso agli scienziati di scoprire una moltitudine di oggetti piccoli, grandi più o meno come un pianeta, di cui si ignorava l'esistenza. I ricercatori hanno inoltre trovato molte nane brune, mai osservate in precedenza.


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Negli anni gli astronomi si sono sbizzarriti nello scattare foto alla Nebulosa di Orione con le tecnologie più diverse. Quella qui sopra per esempio è stata realizzata nel 2001 con il Wide Field Imager (WFI), una speciale fotocamera montata sul grande telescopio dell'ESO presso l'osservatorio di La Silla, in Cile, che permette anche di utilizzare contemporaneamente fino a 40 filtri diversi.


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In questa immagine la Nebulosa di Orione è stata invece immortalata utilizzando VISTA, il telescopio a infrarossi dell'Osservatorio Paranal. Questo strumento, grazie al suo ampio angolo visuale, ha permesso di ritrarre l'intera nebulosa in un'unico scatto. Grazie ai suoi speciali occhi agli infrarossi, VISTA ha permesso agli astronomi di esplorare nel profondo zone che prima erano invisibili a causa delle polveri e dei detriti.


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Un'altra foto della nebulosa ottenuta sovrapponendo diverse immagini: è stata realizzata utilizzando 5 dei 40 filtri disponibili sul WFI. In rosso sono evidenziate le nubi di idrogeno gassoso.


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Il raggio di fuoco che sembra esplodere dalla Nebulosa di Orione, in alto nella foto, è il riflesso della luce riflessa da granelli di polvere interstellare. Invisibile a occhio nudo, questo spettacolare fiocco rosso è stato catturato con gli strumenti agli infrarossi di APEX, l'osservatorio dell'Atacama Pathfinder Experiment dell'ESO.


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Un dettaglio del Trapezio, la formazione di 4 stelle che si trova al centro della Nebulosa di Orione. L'immagine è stata ottenuta dalla sovrapposizione di tre diversi scatti realizzati su lunghezze d'onda diverse da SOFI, lo speciale strumento installato sul New Technology Telescope di La Silla.


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In questo collage è possibile apprezzare dettagli della nebulosa non visibili in altre immagini. Nella foto in alto a sinistra le quattro stelle del Trapezio e una zona ricca di stelle giovani, non osservabili nelle normali foto a luce visibile. In basso a destra la zona centro settentrionale della nebulosa: i getti rossi sono fiammate di idrogeno molecolare visibile solo nelle frequenze dell'infrarosso e riprese dalla fotocamera VISTA. In alto a destra le emissioni di luce ultravioletta del Trapezio scolpiscono strani disegni sulle nuvole di gas. Nel riquadro in basso a sinistra un dettaglio della zona centro meridionale della nebulosa.


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Quella che vedete qui sopra è la più recente e dettagliata immagine della Nebulosa di Orione mai realizzata. È stata ottenuta dagli astronomi del Very Large Telescope, nel deserto di Atacama, in Chile.

Situata a 1.350 anni luce di distanza dal Sole, la Nebulosa di Orione è larga 24 anni luce ed è osservabile a occhio nudo guardando vero il centro della spada di Orione, nell'omonima costellazione. Come molte altre nebulose, è illuminata dalle stelle che si trovano al suo interno e dai bagliori delle nuvole di plasma privato degli elettroni dalla radiazione ultravioletta. L'immagine è stata scattata all'infrarosso con lo strumento HAWK-I.