Spazio

Come si sono formate le rare (e bellissime) nuvole fotografate su Marte?

Da Marte, una novità dopo l'altra: ora dal Pianeta Rosso arrivano immagini di nuvole spettacolari fotografate dal rover Curiosity. Come si sono formate?

Il rover Curiosity, su Marte ormai da quasi nove anni, continua la sua esplorazione e ci invia alcune foto spettacolari di un fenomeno atmosferico molto raro sul Pianeta Rosso: le nuvole. Normalmente presenti nel periodo più freddo dell'anno, quando Marte si trova nel punto più lontano dal sole, due anni (terrestri) fa gli scienziati della NASA avevano notato che alcune nuvole si erano formate prima del previsto. All'inizio di quest'anno erano pronti a documentare il fenomeno, e quel che ne è risultato è una serie di scatti che serviranno a studiarne più a fondo la formazione e le caratteristiche.

Diverse dal solito. Grazie alle immagini scattate da Curiosity, i ricercatori della NASA hanno già potuto esaminare alcune caratteristiche di queste nuvole "precoci" rilevando, ad esempio, che si formano a una maggiore altitudine rispetto a quelle normali, e che questo influisce anche sulla loro composizione.

Nella maggior parte dei casi le nuvole marziane, infatti, rimangono sospese a circa 60 km dal suolo e sono formate da acqua ghiacciata; le nuvole fotografate da Curiosity si trovano invece molto più in alto (è ancora da stabilire l'altitudine precisa), dove le temperature precipitano, e per questo sono probabilmente fatte di ghiaccio secco (ovvero anidride carbonica allo stato solido, che si forma con una temperatura di almeno -78 °C).

Luci e colori. Al tramonto i cristalli di ghiaccio di queste nubi, chiamate nottilucenti, catturano gli ultimi raggi solari e sembrano brillare di luce propria, prima di confondersi con il buio della notte.

Nuvole nottilucenti Marte
La GIF mostra le nuvole nottilucenti di Marte al tramonto. © NASA/JPL-Caltech

Oltre alle nottilucenti, Curiosity ha fotografato anche nubi iridescenti, o madreperla, «tra le cose più colorate che esistano sul Pianeta Rosso», afferma Mark Lemmon, scienziato atmosferico dello Space Science Institute di Boulder (Colorado), che sottolinea che i colori cangianti sarebbero dovuti alla grandezza delle particelle che compongono la nuvola, tutte all'incirca della stessa misura.

6 giugno 2021 Chiara Guzzonato
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