Le foto di Neil Armstrong che non abbiamo (quasi) mai visto

La fotogallery con i ritratti più originali e strani del primo uomo a camminare sulla Luna.

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Siamo abituati a vedere Neil Armstrong nella tuta utilizzata per la missione Apollo, ma Armstrong era già stato nello spazio nel 1966, durante la missione Gemini 8: in questa foto lo vediamo con il casco di quelle tute.

La missione doveva essere tra le più complesse realizzate fino a quel momento: prevedeva un docking, ossia un aggancio nello spazio con un’altra navicella, un’attività extraveicolare e doveva durare 75 ore per un totale di 55 orbite. Ma un errore di procedura all'aggancio determinò una forte instabilità della Gemini. La navicella iniziò a ruotare vertiginosamente su se stessa e in molti pensarono a una tragica fine. Con una velocità di rotazione di un giro al secondo, al limite della perdita dei sensi, Armstrong riuscì stabilizzare la navicella.

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Armstrong (a destra) e John Glenn, già allora un veterano della Nasa, durante un corso di sopravvivenza nella giungla. Tutti gli astronauti dovevano seguire un training specifico per gestire lo stress e la fatica in condizioni estreme. 

Come ha spiegato l'astronauta Paolo Nespoli a Focus.it «questo genere di addestramenti sono necessari perché l’attività che si fa in orbita può presentare problematiche difficilmente riscontrabili nella vita a terra. In situazioni di rischio, quando la propria vita è in pericolo, le norme sociali spariscono e prendono il sopravvento le reazioni innate che, normalmente, restano nascoste. Le reazioni potrebbero essere diverse da quel che ci si aspetta normalmente. E questo genere di training aiuta a capire i punti deboli e i punti di forza di ciascuno».
Continua Nespoli: «Il mio primo corso di sopravvivenza risale al 2007. Ci portarono in Alaska, al freddo, in una baia in un’area totalmente disabitata. Ci hanno lasciato con 5 kayak e hanno detto “vi veniamo a prendere fra quindici giorni a 200 km da qui”, e noi abbiamo dovuto trovare il modo di organizzarci, per arrivare tutti insieme al punto di raccolta».

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In caso di atterraggio di emergenza sulla terra ferma, gli astronauti dovevano (e devono tutt'ora) essere in grado di sopravvivere. In questa foto Frank Borman, Armstrong, John Young e Deke Slayton nel deserto del Nevada nel 1964 coperti di "tuniche" realizzate con la stoffa dei paracadute di rientro delle navicelle.

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L'equipaggio di Gemini 8 scherza con alcuni strani cappelli. Armstrong indossa un imbuto e Dave Scott un elmetto bianco.
Alle sue spalle Dick Gordon e Pete Conrad (cappello da pioggia), i due membri dell'equipaggio di riserva.

L'abilità nel pilotare e il sangue freddo di Armstrong - che iniziò a salire e a guidare piccoli aerei fin dall'età di 16 anni - salvò la missione.

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Armstrong combatté come pilota di jet per la marina militare americana nella guerra di Corea. Frequentò la Purdue University, dove si laureò in ingegneria aeronautica nel 1955. Divenne quindi pilota collaudatore e per la NASA testò l'X-15, in grado di raggiungere i 6.401 km/h.
Fu selezionato come astronauta, sempre dalla NASA, nel 1962 ed entrò a far parte del cosiddetto gruppo dei nuovi nove (in questa foto goliardica), il secondo gruppo di astronauti scelti per andare ad affiancare il primo gruppo. Vennero selezionti i candidati con avanzati studi di ingegneria o di elevata esperienza come pilota collaudatore.

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Armstrong davanti a un modulo lunare utilizzato sulla terra per i voli di prova e addestramento. Durante uno dei primi test, Armstrong perse il controllo del lander e rischiò di morire, come si vede in questo video.

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Armstrong non ha soltanto pilotato il Lander lunare, ma ha contribuito alla sua progettazione. 

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Un momento di relax. Armstrong è stato il primo pilota civile a essere reclutato dalla Nasa.

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Mentre festeggia il suo 39mo compleanno il 5 agosto 1969, durante il periodo di quarantena dopo il volo sulla Luna.

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A casa a Houston, con la sua famiglia poche settimane prima della partenza con l'Apollo 11.

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Come spiegato benissimo da Disinformatico, nessuna delle foto celebri dell'escursione lunare dell'Apollo 11 raffigura Neil Armstrong. Si vede solo Aldrin (foto in basso).
L'unica foto decente di Armstrong durante l'escursione lunare è quella in alto a sinistra (in dettaglio). In alternativa, ci sono anche i fotogrammi della ripresa automatica fatta dalla cinepresa 16mm situata dentro l'abitacolo (in alto a destra).

I due astronauti avevano una sola fotocamera, che si passarono per scattare foto secondo una scaletta predefinita molto precisa che definiva Armstrong come fotografo principale. Aldrin aveva il compito di scattare foto di natura tecnica. Inoltre la telefonata inattesa del presidente Nixon scombussolò in parte la scaletta. Nella concitazione si finì per non scattare foto intenzionali di Armstrong, che compare solo parzialmente in alcuni scatti.

Siamo abituati a vedere Neil Armstrong nella tuta utilizzata per la missione Apollo, ma Armstrong era già stato nello spazio nel 1966, durante la missione Gemini 8: in questa foto lo vediamo con il casco di quelle tute.

La missione doveva essere tra le più complesse realizzate fino a quel momento: prevedeva un docking, ossia un aggancio nello spazio con un’altra navicella, un’attività extraveicolare e doveva durare 75 ore per un totale di 55 orbite. Ma un errore di procedura all'aggancio determinò una forte instabilità della Gemini. La navicella iniziò a ruotare vertiginosamente su se stessa e in molti pensarono a una tragica fine. Con una velocità di rotazione di un giro al secondo, al limite della perdita dei sensi, Armstrong riuscì stabilizzare la navicella.