Spazio

2020: due astronaute in orbita lunare (ma sono manichini)

Per la missione Artemis la NASA si prepara a spedire Helga e Zohar verso la Luna: due manichini farciti di sensori per preparare la prossima missione umana.

Non sappiamo ancora se il primo piede a calpestare di nuovo il suolo lunare sarà di un uomo o di una donna, ma di certo, a inaugurare il programma lunare Artemis saranno due manichini di forma femminile. Helga e Zohar, questi i nomi dei due busti di astronaute, voleranno come passeggeri nella capsula Orion, nel viaggio più lontano che una navicella costruita per l'uomo abbia mai affrontato. Nel 2020 si porteranno a oltre 450 mila km da Terra, spingendosi al di là della Luna e fino a 70 mila km dalla sua superficie, nel corso di una missione spaziale di tre settimane.

Bersagli immobili. Durante tutto questo tempo, 5600 sensori disseminati sul corpo dei manichini misureranno la quantità di radiazioni cosmiche e particelle di vento solare ricevuta al di fuori dalla protezione del campo magnetico terrestre, fino a 700 volte maggiore quella che sperimentiamo sulla Terra.

Helga e Zohar sono composte di 38 strati di plastica di vario spessore, che simulano la densità di ossa, organi e tessuti. Sono simili ai manichini utilizzati negli ospedali per testare la giusta quantità di radiazioni da impiegare nelle terapie oncologiche. I sensori sono stati posizionati in corrispondenza degli organi più sensibili alle radiazioni (polmoni, apparato digerente, utero, midollo osseo): l'obiettivo è misurare le radiazioni in entrata sia a livello della "pelle", sia nelle parti più interne del finto corpo.

I vari strati che compongono i busti di Helga e Zohar. I sensori sono disseminati anche all'interno. © DLR

fortunata. Zohar sarà la sola delle due a indossare un giubbotto antiradiazioni, una casacca protettiva chiamata AstroRad, sviluppata da una start-up israeliana. La giacca in polietilene, il materiale più adatto a schermare i protoni, coprirà la parte superiore del corpo e la zona dell'utero. Helga è già rassegnata a fare da soggetto di controllo.

«Abbiamo scelto fantocci femminili perché il numero di astronaute sta aumentando, e anche perché il corpo delle donne è tipicamente più vulnerabile alle radiazioni» spiega Thomas Berger del centro Aerospaziale tedesco (DLR), a capo dell'esperimento Matroshka AstroRad Radiation Experiment (MARE) di ESA. Blocchi in polietilene sono già utilizzati per proteggere dalle radiazioni l'area della ISS in cui dormono gli astronauti della NASA. E proprio la ISS ospita, da novembre, una versione di AstroRad da indossare: gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale dovranno compiere test ergonomici per capire se la casacca, che pesa 26 kg, interferisca con le normali attività di bordo.

9 dicembre 2019 Elisabetta Intini
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