Spazio

Il "mocio" spaziale più sottile di un capello

Come uno straccio imprigiona i detriti e li trascina verso l'atmosfera, dove finiscono inceneriti. La guerra alla spazzatura celeste si arricchisce di un nuovo, leggerissimo strumento.

Se reti, arpioni, bracci robotici e altre bizzarrie ingegneristiche non dovessero bastare, tra una decina d'anni potremmo avere uno strumento in più, per fare pulizia in orbita terrestre. Una sonda-straccio ultrasottile, leggera da lanciare e a basso consumo, potrebbe presto aiutarci a catturare alcuni degli oltre 500 mila detriti celesti che orbitano attorno alla Terra, raggiungendo velocità anche di 28 mila km orari.

Si chiama Brane Craft ed è un'idea della californiana The Aerospace Corporation, finanziata la scorsa primavera dal NIAC (NASA Innovative Advanced Concepts), un programma dell'agenzia spaziale che premia i progetti di ricerca più visionari.

Come è fatta. In fisica la brana (brane) è un oggetto dinamico capace di propagarsi nello spazio-tempo. Con un paragone più prosaico, immaginate uno "straccio" spaziale composto da una serie di fogli di plastica di 10 micron di spessore, con uno strato di celle solari in superficie e un "ripieno" di propellente liquido, sistemato tra una membrana e l'altra. Ogni Brane Craft si comporrebbe di una serie di questi strati flessibili, per uno spessore totale inferiore a quello di un capello.

Anche la ISS, spesso bombardata di micro-detriti spaziali, diventerà "rifiuto" a sua volta. Ecco dove andrà a morire, al termine della sua fase operativa © NASA

Trascinati a fondo. Ciascuna sonda - una sorta di tappeto volante di 0,2 metri quadrati di superficie - si sposterebbe grazie a un sistema di propulsione a elettrospray (con microgoccioline di propellente accelerate elettrostaticamente), fino a raggiungere il detrito-target: si potrebbe quindi avvolgere attorno a esso per dare poi una spinta nella direzione opposta all'orbita, e farlo precipitare in atmosfera, dove brucerebbe, nel giro di una decina di giorni dalla cattura.

in serie. Il peso ridotto delle sonde (più leggere di una banana) permetterebbe di portarne in orbita anche 50 per volta, accatastate come pizze, per poi liberarle nell'area che si desidera ripulire. Lo scopo è arrivare a un costo di 5 mila dollari (4.190 euro) per il lancio di ciascuna. Per darvi un'idea del risparmio, considerate che mandare in orbita un piccolo CubeSat costa, oggi, 250 mila dollari (209 mila euro).

Non subito. Se tutto va bene, le prime Brane Craft potrebbero essere pronte tra una decina d'anni. Prima occorrerà trovare il modo di proteggerle dai micro impatti meteorici e dalle radiazioni (così sottili, è difficile dotarle di protezioni adeguate). Ma lo stesso design potrebbe essere adottato anche per missioni esplorative - per esempio, per prelevare campioni di asteroidi da riportare a Terra - o proteggere il Pianeta da impatti celesti pericolosi.

9 settembre 2017 Elisabetta Intini
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