Un laser per spazzare via i detriti spaziali

Una nuova proposta per ripulire lo spazio da detriti e spazzatura orbitante: un cannone laser per spararli sulla Terra.

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L'esplosione del terzo stadio di un razzo crea migliaia di piccoli frammenti (ricostruzione artistica).

Sono decine di migliaia i relitti spaziali che circondano la Terra e nel corso del tempo, nonostante i molti buoni propositi delle nazioni impegnate nello sfruttamento dello spazio, continuano ad aumentare. I rischi connessi a questi relitti riguardano i tanti satelliti in orbita terrestre, ma anche la stazione spaziale, che ha sempre a bordo degli astronauti.

 

Un pezzo di spazzatura spaziale caduto in Texas nel 1997. Solo per caso non ha prodotto danni a cose o persone.

Rifiuti e relitti possono anche cadere sulla Terra, e per evitare danni anche gravi le proposte avanzate per ripulire lo spazio che ci circonda sono aumentate nel tempo, alcune fattibili e concrete, altre più fantascientifiche. C’è chi ha proposto reti spaziali per catturare i relitti, chi satelliti spazzini, chi astronavi in grado di avvicinarsi ai relitti più grandi per farli deorbitare bruciare nell’atmosfera...

 

 

Un cannone laser. In un articolo scientifico apparso su Acta Astronautica gli ingegneri della UC Irvine hanno descritto un nuovo dispositivo che sarebbe in grado di ripulire completamente lo spazio attorno alla Terra dai detriti spaziali, a costi contenuti. E in modo spettacolare, quasi da film da fantascienza: sparando raggi laser da un cannone laser portato a bordo della Stazione spaziale internazionale.

 

Frammenti in orbita (ricosruzione artistica).

 

Spiega Toshiki Tajima, astronomo, che ha lavorato al progetto: «L’operazione sarebbe abbastanza semplice. Utilizzando un piccolo telescopio bordo della ISS si potrà individuare il relitto del quale ci si vuole liberare, poi con qualche colpo di laser lo si rallenta al punto da farlo precipitare nell’atmosfera terrestre, dove brucerebbe».

 

 

Sponsor cercasi. Un sistema laser in grado di essere portato sulla Stazione Spaziale Internazionale, secondo il ricercatore, è già alla portata delle agenzie spaziali (lo ha messo a punto lo stesso Tajima). «Ma la difficoltà - sostiene lo stesso astronomo - sta nel convincere qualcuno a prendersi carico del progetto, portare a bordo di un razzo il laser e pagare le spese di lancio». Un dettaglio non così insormontabile, se il progetto è davvero così semplice e risolutivo come afferma Tajima.

 

29 Aprile 2015 | Luigi Bignami