La Voyager 1 ha riacceso i propulsori dopo 37 anni

Gli ingegneri della Nasa sono riusciti a far funzionare i dispositivi per la prima volta dal 1980. Dopo quasi 40 anni che non venivano usati e da una distanza di 21 miliardi di km.

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Illustrazione: la Voyager 1 in rotta verso nuovi orizzonti alla folle velocità di 17 km/s, ossia 61.200 km l'ora!|NASA/JPL-Caltech

Se provaste a far ripartire il motore di una vecchia auto dopo 37 anni che è ferma in garage non avreste molte probabilità di successo. Ma le sonde Voyager ci hanno abituato all'eccellenza: un set di propulsori della sonda Voyager 1 è ripartito mercoledì 29 novembre, dopo essere rimasto inutilizzato dal 1980, e obbedendo ai comandi da una distanza di 21 miliardi di km.

l'esploratrice dei record. La Voyager 1 è la sonda più lontana e più veloce ancora funzionante mai costruita dall'uomo, ed è l'unica a trovarsi nello Spazio interstellare (la regione di Spazio tra una stella e l'altra), dal quale riesce ancora a inviare e ricevere segnali. Questa sonda, come la gemella Voyager 2, si affida a una serie di propulsori per orientarsi in modo da poter comunicare con la Terra. Questi dispositivi si accendono a piccoli impulsi, paragonabili a "soffi" di pochi millisecondi, che causano lievi rotazioni e aggiustamenti dell'antenna della sonda.

 

Motori di scorta. Dal 2014 è chiaro che i propulsori di assetto della Voyager 1 si stanno degradando, e che per imprimere la stessa rotazione di un tempo, servono più "soffi" di una volta. A 21 miliardi di km dalla Terra non esiste la possibilità di un pronto intervento meccanico, così gli ingegneri della Nasa hanno pensato di provare a riattivare 4 propulsori di backup posti nella parte bassa della sonda, identici per funzionalità a quelli di assetto, e che fanno parte della cosiddetta TCM (Trajectory Correction Maneuver), una manovra di correzione della traiettoria della Voyager.

 

Ricevuto. eseguito! Questi propulsori non venivano usati dall'8 novembre 1980, cioè dal passaggio della Voyager in prossimità di Saturno. Gli scienziati della Nasa hanno rimesso insieme decenni di dati e recuperato un software di programmazione in un linguaggio ormai superato, per risvegliare questi propulsori in sicurezza. Il segnale è stato inviato martedì 28 novembre. Il 29, dopo le 19 ore e 35 minuti di ritardo delle comunicazioni, le antenne della Nasa a Goldstone hanno ricevuto la conferma che tutto è filato alla perfezione.

 

Il successo dell'operazione dovrebbe prolungare l'operatività della sonda di due o tre anni rispetto al 2020-2025, la data stimata per la degradazione totale dei propulsori principali. La stessa manovra potrebbe essere tentata anche per la Voyager 2, la cui strumentazione, al momento, appare però meno usurata.

 

04 Dicembre 2017 | Elisabetta Intini