La vita nelle condizioni estreme di Marte

Alcuni batteri possono vivere in uno stato di morte apparente per milioni di anni in ambienti simili al Pianeta Rosso: troveremo vita su Marte?

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Una ricerca russa suggerisce che alcuni batteri possano sopravvivere anche alle difficili condizioni marziane.

La temperatura all'interno del cratere Gale, dov'è adesso Curiosity, il rover della Nasa su Marte dal 6 agosto del 2012, nelle ultime ore è passata da un minimo di -80 °C a un massimo di -24 °C. Sul Pianeta Rosso va così: le temperature sono generalmente molto più basse che sulla Terra, con una media di -63 °C che nelle notti polari può scendere anche a -145 °C.

 

Con queste condizioni c'è da chiedersi se è possibile che qualche organismo possa vivere sulla superficie di Marte, tenendo anche conto del fatto che la pressione atmosferica è almeno 100 volte inferiore a quella terrestre e che le radiazioni cosmiche sono intense. Per capire se c'è una risposta e se qualcosa è in grado di sopravvivere i ricercatori della Lomonosov Moscow State University (Russia) hanno ricostruito un ambiente marziano simulato sulla Terra: i risultati dello studio sono stati pubblicati su Extremophiles.

 

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Un gruppo di actinobacteria, molto resistenti alle radiazioni cosmiche.

La resistenza dei batteri. Il lavoro si è concentrato sulla resistenza alle radiazioni cosmiche di una comunità di microrganismi in un terreno caratterizzato da permafrost (ossia suolo permanentemente ghiacciato) e da condizioni climatiche estreme per la vita dell’uomo.

 

Spiega Vladimir Cheptsov, uno degli autori del lavoro: «Abbiamo studiato l'impatto di numerosi fattori fisici - dalle radiazioni gamma alla bassa pressione atmosferica e fino alle basse temperature - su comunità di microrganismi originali di un antico permafrost artico che non si è fuso da almeno due milioni di anni. In questo modo pensiamo di avere ricostruito al meglio le condizioni del terreno marziano. Abbiamo bombardato il suolo popolato di procarioti - organismi cellulari senza un nucleo - con alte dosi di radiazioni gamma, attorno ai 100 kGy (il gray è l’unità di misura della dose assorbita di radiazione), sapendo da studi precedenti che questi microrganismi non hanno mai resistito a dosi superiori a 80 kGy».

In quelle particolari condizioni ambientali, nonostante l'alta dose di radiazioni, le comunità di microrganismi hanno invece mostrato una elevata resistenza.

 

La speranza di trovare vita. I ricercatori hanno rilevato variazioni nella struttura della comunità dei microrganismi: in particolare, hanno osservato che le popolazioni di actinobacteria sono diventate predominanti nella comunità batterica.

Questo starebbe a indicare che questi batteri hanno una elevata resistenza alle radiazioni cosmiche. Ulteriori studi hanno permesso di verificare che sono anche molto resistenti alle radiazioni ultraviolette. Su Marte l'intensità della radiazione cosmica in superficie è di 0,05-0,076 Gy l’anno e diminuisce con la profondità.

 

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Nel 2020 il rover ExoMars 2020 (Esa) perforerà il suolo di Marte fino a 2 metri di profondità, anche alla ricerca della vita. | ESA

Tenendo conto dell'intensità delle radiazioni sul Pianeta Rosso, i dati ottenuti dai ricercatori hanno fatto ipotizzare che gli ecosistemi marziani potrebbero conservarsi in uno stato anabiotico (ossia di morte apparente, per tornare a condizioni di pieno metabolismo quando se ne presentano le condizioni) nello strato superficiale del permafrost per 2 milioni di anni, mentre a una profondità di 2 metri potrebbero resistere per 3,3 milioni di anni e a 5 metri fino a 20 milioni di anni.

 

ExoMars 2020. Ciò significa che se mai la vita è sbocciata su Marte, in forme simili agli actinobatteria, questi potrebbero essersi realmente conservati nel suolo del pianeta, riproducendosi di volta in volta prima di subire danni dalle radiazioni cosmiche. La ricerca fa ben sperare negli obiettivi della missione dell’Esa, Exomars, che nel 2020 perforerà la superficie marziana fino a 2 metri di profondità.

12 Novembre 2017 | Luigi Bignami