Scienza

La supernova monstre che brilla come 570 miliardi di Soli

La supernova più potente mai osservata. Un oggetto unico che non ha confronti per luminosità. Tante ipotesi per spiegarne l’origine.  

Quel che stanno osservando gli astronomi in questo momento è una gigantesca palla di gas che possiede una luminosità che non ha confronti. Per avere un’idea ci vorrebbero alcune centinaia di supernovae “normali” per ottenere la medesima luminosità o, se si vuole, 570 miliardi di stelle come il nostro Sole.

L’unica interpretazione per spiegare ciò che sta dietro quello spaventoso oggetto, chiamato Asassn-15lh, è una supernova con caratteristiche estreme, tanto da averla soprannominata supernova superluminosa.

La scoperta è opera di un gruppo di astronomi guidato da Subo Dong, del Kavli Institute for Astrophysics di Pechino in Cina e di cui fa parte Filomena Bufano, dell’INAF-Osservatorio Astrofisico di Catania.

Per la ricerca gli astronomi hanno utilizzato l’Asas-sn (All Sky Automated Survey for SuperNovae): si tratta di una rete di telescopi robotizzati relativamente piccoli, avendo un diametro di 14 centimetri, che si trovano in diverse parti del pianeta e che ogni due o tre notti scandagliano l’intero firmamento alla ricerca di supernovae.

La supernova Asassn-15lh posizionata tra le costellazioni

TRE TELESCOPI AL LAVORO. La luce di Asassn-15lh è stata catturata nell’estate scorsa; una volta scoperta, altri telescopi ben più potenti sono stati puntata sulla supernova e grazie agli spettri, ossia alle analisi della luce, gli astronomi sono stati in grado di calcolare la distanza dell’oggetto e quindi, conseguentemente, hanno potuto stabilire l’incredibile luminosità prodotta durante l’evento dell’esplosione.

UNA “MAGNETAR”. Cosa ha prodotto una simile luminosità? Tra le varie ipotesi la più considerata è quella che vuole la formazione di una “magnetar”, ossia di una stella a neutroni (ossia composta da neutroni) che ruota su se stessa molto velocemente e che produce un campo magnetico estremamente potente. Si tratta di caratteristiche che permetterebbero di produrre molta più energia delle supernovae normali.

Le supernova producono gli elementi che poi condensandosi in nubi danno origine ai sistemi solari.

Poter osservare e studiare questa classe di supernovae ha due ricadute importanti: prima di tutto dà modo di usarle come indicatori di distanza; e poi permette di studiare meglio l’evoluzione di un tipo molto particolare di stelle che erano presenti soprattutto ai primordi dell’Universo e che con l’avvento dei nuovi e più potenti telescopi saranno sempre più oggetto di studio.

18 gennaio 2016 Luigi Bignami
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