Spazio

Su Venere i vulcani cancellano i crateri e fanno sembrare la superficie più "giovane"

Una ricerca dimostra come la superficie di Venere si rigeneri attraverso complessi meccanismi di origine vulcanica, che "cancellano" i crateri da impatto.

Venere è stato definito per molto tempo come il pianeta gemello della Terra, ma in realtà non è poi così vero. Ci sono molti aspetti in cui differisce dal nostro Pianeta, a partire dalla sua atmosfera, ricca di anidride carbonica, al punto tale che la temperatura al suolo supera i 470 °C. 

Differenze. Ma c'è un'altra differenza notevole e riguarda la litosfera, ossia il guscio esterno del pianeta composto da materiale solido. Sulla Terra la litosfera è suddivisa in numerose placche tettoniche, il cui movimento ha modellato la superficie del Pianeta, oltre ad aver permesso al calore interno di fuoriuscire soprattutto lungo i bordi che separano le placche stesse.

La litosfera di Venere, invece, è senza soluzione di continuità, in quanto non vi è tettonica delle zolle (come sulla Terra) e questo ha reso misteriosi i meccanismi che stanno alla base del raffreddamento del pianeta stesso.

Ora una nuova ricerca apparsa su Nature Geoscience ha concluso che Venere potrebbe avere una litosfera relativamente soffice, che "si rigenera" regolarmente. Studiare i fenomeni geologici venusiani è molto complicato, perché l'atmosfera impedisce una visione diretta della superficie e le sonde inviate su di essa riescono a sopravvivere per periodi molto brevi. Una delle missioni più importanti per studiare la superficie venusiana, in realtà, fu la missione della NASA chiamata Magellano, che utilizzò un radar per mappare la superficie. Ora gli scienziati hanno utilizzato quei dati, che erano serviti per studiare la morfologia, per meglio capire la struttura stessa della litosfera.

venere
Questa immagine radar della missione Magellano della NASA mostra le fratture circolari che circondano la corona "Aine", situata nell'emisfero meridionale di Venere. La corona ha un'ampiezza di circa 200 chilometri e presenta varie caratteristiche che potrebbero essere associate all'attività vulcanica. © NASA/JPL-Caltech

Corone, trincee e creste. In particolare, Suzanne Smrekar del Jet Propulsion Laboratory della NASA e il suo gruppo di lavoro si sono concentrati sullo studio delle "corone" e delle trincee che insieme alle creste circondano le prime (vedi foto sopra). A questo punto va ricordato che le corone assomigliano a giganteschi crateri, tant'è che un tempo si pensava che fossero proprio crateri.

Oggi invece l'idea corrente vuole che siano di origine vulcanica. Si tratterebbe di aree del pianeta dove materiale caldo e allo stato fuso che arriva dalle profondità spinge verso l'alto la superficie formando una cupola che poi collassa verso l'interno quando il pennacchio caldo si raffredda. Questo meccanismo dà origine a strutture concentriche che possono avere diametri di centinaia di chilometri. 

Attorno a tali corone si possono formare creste e avvallamenti legati alla formazione delle corone stesse. 

RiGenerazione. I ricercatori hanno scoperto che là dove le creste sono più ravvicinate tra loro la litosfera è più sottile e flessibile, con uno spessore di circa 11 chilometri.

Ed è proprio in queste aree del pianeta che il flusso di calore è superiore a quello medio della Terra, quindi è notevole. Spiega Smrekar: «Per tanto tempo abbiamo considerato la litosfera di Venere come qualcosa di immobile e denso, ma ora la visione si sta evolvendo. Sebbene Venere non abbia una tettonica simile alla Terra vi sono regioni della litosfera che permettono una notevole fuoriuscita di calore, analoghe a quelle aree delle placche tettoniche terrestri dove le placche stesse si separano tra loro». 

Questo meccanismo, nel passato, avrebbe permesso di rigenerare più volte la superficie di Venere. L'attuale superficie, comunque, sembra essere giovane perché il numero di crateri da impatto che si possono osservare è limitato e ciò indica che quelli vecchi sono stati cancellati da imponenti eruzioni vulcaniche.

1 marzo 2023 Luigi Bignami
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