La storia delle sonde spaziali kamikaze

Tra pochi giorni assisteremo al tuffo finale di Rosetta sulla "sua" 67P. Ma la schiera delle esplorazioni celesti concluse con il suicidio programmato dell'hardware è ben nutrita: ecco i più coraggiosi e drammatici finali di missione.

Il mondo scientifico attende con il fiato sospeso il 30 settembre 2016, quando la sonda Rosetta, a 12 anni dal lancio, atterrerà sul nucleo della cometa 67P, ponendo così fine alla sua missione. Sarà l'ultima, e forse la più ghiotta occasione per raccogliere immagini sui dintorni e dati scientifici sulla superficie della Churyumov-Gerasimenko, prima di perdere definitivamente i contatti con la Terra. Ma la fine suicida della sonda è solo l'ultima di una lunga serie di tuffi intrepidi di orbiter celesti sugli oggetti che hanno studiato. Ecco gli esempi del passato.

Rosetta. Restiamo su una foto di Rosetta - qui impegnata in un "selfie" con 67P nel 2014 - per dire che gli schianti programmati delle sonde non sono soltanto un modo per liberarsi dell'hardware. Queste manovre distruttive potrebbero sembrare uno spreco di denaro e fatica, ma sono invece un'occasione unica per studiare da una distanza quanto mai ravvicinata le caratteristiche di pianeti, satelliti e comete. A volte, sono l'unico modo per raccogliere dati impossibili da registrare dall'orbita. E in molti casi sono anche un modo per tutelare eventuali corpi celesti vicini - come le lune dei pianeti - dallo schianto di parti della sonda che potrebbero contaminare con batteri di origine terrestre questi mondi ancora da esplorare.

Luna 2. Fu la prima sonda spaziale ad atterrare sulla Luna, e la seconda del programma spaziale sovietico. Il suo schianto il 13 settembre 1959 a est del Mare della Serenità, e il rientro violento sul suolo lunare anche del terzo stadio del razzo con cui era stata lanciata, confermarono che la Luna non ha un campo magnetico apprezzabile.

Ranger 7. Questa sonda della Nasa fu progettata apposta per acquisire immagini ad alta risoluzione della superficie lunare poco prima di impattare contro il satellite. Il 31 luglio 1964, nei 17 minuti di volo prima dello schianto, scattò e trasmise oltre 4300 foto di alta qualità, mostrando che alcune aree lunari erano abbastanza lisce e dure per consentire l'atterraggio umano.

Magellano. La sonda della Nasa lanciata nel maggio 1989 raggiunse Venere 15 mesi più tardi, e trascorse poi quattro anni a fotografare la nostra vicina di casa celeste. Nel settembre 1994 fu fatta precipitare nell'atmosfera venusiana per raccogliere informazione sui suoi fitti, densi strati superiori. Si perse il contatto radio a metà ottobre, quando la sonda fu verosimilmente distrutta.

Galileo. La sonda fu lanciata dalla Nasa nell'ottobre 1989 in direzione dell'atmosfera di Giove, dove arrivò nel dicembre 1995, sfruttando la gravità di Venere e quella terrestre. Dopo aver rilasciato un orbiter nell'atmosfera gioviana trascorse otto anni a fotografare Giove e le sue lune, prima di schiantarsi definitivamente sul pianeta nel 2003 (la stessa sorte che toccherà a Juno, tra meno di 18 mesi).

L-CROSS. Il Lunar CRater Observation and Sensing Satellite (LCROSS) della NASA è stato lanciato insieme al Lunar Reconnaissance Orbiter il 18 giugno 2009, in direzione della Luna. Lo stadio superiore del razzo che ha portato in orbita la sonda è stato fatto impattare sulla superficie lunare, e L-CROSS ha analizzato il pennacchio di detriti risultante, confermando la presenza di acqua, metano, ammoniaca, idrogeno, anidride carbonica e monossido di carbonio, residui di antichi impatti cometari. Dopo aver svolto il suo compito ed essere entrato nella colonna di materiale lunare, anche L-CROSS si è schiantato sulla superficie.

Ebb e Flow. Queste sonde gemelle, parte della missione della nasa GRAIL (Gravity Recovery and Interior Laboratory) per la misura del campo gravitazionale della Luna, dopo un anno di missione in orbita sono state fatte schiantare sulla Luna il 17 dicembre 2012. Come siti di impatto sono state scelte aree lontano dai luoghi "storici" e culturali degli allunaggi, per preservare il patrimonio comune delle esplorazioni lunari. Il cratere di impatto formato da una di esse sarà chiamato Sally Ride, in onore della prima astronauta donna della Nasa.

Venus Express. Il 16 dicembre 2014, con un tuffo nell'atmosfera venusiana, si è ufficialmente conclusa anche la missione Venus Express, la prima sonda dell'ESA intorno a Venere, che doveva rimanere in orbita per 500 giorni, ma ci è restata più di 8 anni. Prima di esaurire il carburante e terminare la missione, la sonda ha svolto un ultimo, coraggioso avvicinamento alla superficie, arrivando fino a 130-135 km di distanza dal pianeta.

Messenger. La sonda della Nasa lanciata nel 2004, è arrivata nell'orbita di Mercurio nel 2011: la sua missione doveva durare soltanto un anno, ma è stata poi estesa fino a 4. Nell'aprile 2015, alla velocità di 14 mila chilometri orari, la sonda ha eseguito il suo suicidio programmato su Mercurio, dopo aver mappato con un dettaglio senza precedenti la superficie del pianeta, osservato in passato solo dalla sonda Mariner 10 negli anni '70.

Il mondo scientifico attende con il fiato sospeso il 30 settembre 2016, quando la sonda Rosetta, a 12 anni dal lancio, atterrerà sul nucleo della cometa 67P, ponendo così fine alla sua missione. Sarà l'ultima, e forse la più ghiotta occasione per raccogliere immagini sui dintorni e dati scientifici sulla superficie della Churyumov-Gerasimenko, prima di perdere definitivamente i contatti con la Terra. Ma la fine suicida della sonda è solo l'ultima di una lunga serie di tuffi intrepidi di orbiter celesti sugli oggetti che hanno studiato. Ecco gli esempi del passato.