Spazio

La nebulosa di Orione: un laboratorio di chimica organica

Il telescopio orbitante Herschel, lanciato lo scorso maggio dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), ha rivelato la presenza di molecole organiche, che sono alla...

Il telescopio orbitante Herschel, lanciato lo scorso maggio dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), ha rivelato la presenza di molecole organiche, che sono alla base dello sviluppo della vita, nella nebulosa di Orione (M 42), una regione di intensa formazione stellare che dista da noi circa 1.300 anni luce. Analizzando le righe presenti negli spettri ottenuti nella banda del lontano infrarosso(i picchi evidenti nel grafico sovrapposto all’immagine della regione centrale della nebulosa di Orione), è stato possibile identificare numerose molecole tra le quali le più note sono l’acqua, il monossido di carbonio, la formaldeide, il metanolo, l’etere dimetilico, l’acido cianidrico (un potente veleno), l’ossido e il biossido di zolfo.

Immagine della regione centrale della nebulosa di Orione con sovrapposto lo spettro infrarosso in cui sono evidenti le righe di numerosi composti chimichi complessi precursori dello sviluppo di un'attività biologica nel caso si trovassero in un ambiente caratterizzato da condizioni ideali, come nel caso della Terra circa 3,8 miliardi di anni fa.

Nebulose come quella di Orione sono formate dalla materia da cui nasceranno nuove stelle e da tempo sappiamo che la chimica complessa che si sviluppa in esse porta alla formazione di molecole prebiotiche molto prima che il gas e le polveri si condensino per dare origine a stelle e pianeti. Esiste quindi la possibilità che alcune di queste molecole interstellari possano trovare un ambiente sulla superficie di un giovane pianeta con caratteristiche simili alla giovane Terra alcuni miliardi di anni fa adatto allo sviluppo della vita.

Le molecole, quando ruotano e vibrano, emettono radiazione a varie frequenze, in particolare nelle bande radio e infrarosse, e ciascuna di esse presenta delle linee spettrali a precise lunghezze d’onda che rappresentano le “impronte digitali” che identificano in maniera inequivocabile quella particolare molecola. Confrontando gli spettri osservati con quelli ottenuti in laboratorio, è possibile identificare con precisione uno specifico composto. Finora si conoscono più di 140 differenti molecole nello spazio interstellare, alcune delle quali formate da oltre dieci atomi.
La nebulosa di Orione è conosciuta come una delle più prolifiche “industrie chimiche” dello spazio, anche se la completa gamma della sua chimica ed i percorsi di formazione delle molecole sono ancora parzialmente incompresi. I nuovi dati, ottenuti con strumenti sensibili alla radiazione infrarossa, dimostrano il grande ruolo che Herschel potrà avere nella comprensione della formazione delle molecole organiche nello spazio interstellare.

9 marzo 2010 Mario Di Martino
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