Spazio

La NASA definisce le priorità del JWST, il successore del telescopio spaziale Hubble

La Nasa sta preparando il piano di ricerca per le prime 1.200 ore di lavoro del telescopio: lo studio delle più lontane galassie e la ricerca di indizi favorevoli alla vita sono gli obiettivi più affascinanti.

In questi tempi di “passione” per la Nasa, quando molti progetti vengono cancellati al passaggio da un’amministrazione presidenziale all’altra, sono pochi i punti fermi che restano all'Agenzia spaziale Usa.

Tra questi (per fortuna, e almeno per adesso) l’importantissimo progetto del James Webb Space Telescope, il successore dell’Hubble Space Telescope, in orbita dal 1990. In questi giorni la Nasa ha reso noto altri dettagli del progetto e una serie di attività possibili, così che gli scienziati lo possano opportunamente “affittare” per le loro ricerche.

Lo specchio primario del telescopio: 6,5 metri di diametro. © Nasa/Esa

Spiega Eric Smith, direttore del JWST: «Siamo particolarmente interessati allo studio delle prime galassie che si formarono dopo il Big Bang, così come la ricerca di indizi di forme di vita su lune come Encelado e Europa, o su lontani pianeti extrasolari come TRAPPIST-1e. Il Webb deve ancora partire e abbiamo già 2.100 osservazioni pianificate da condurre non appena entrerà in funzione, alla fine del 2018».

In questi mesi si sta stilando la lista delle priorità, così gli astronomi hanno il tempo di prepararsi al meglio per quando sarà disponibile la loro finestra temporale di osservazione.

Date le caratteristiche del telescopio, non c'è campo dell’astronomia che gli sia precluso: basta avere un progetto di ricerca e mettersi in fila, in attesa che si liberi qualche ora.

Lo studio dell'Universo primordiale è uno degli obiettivi del nuovo telescopio spaziale. © Nasa/Esa

Uno sguardo sul Tutto. Il Webb sarà lanciato da Kourou, nella Guiana francese, con un razzo Airane 5 nell’ottobre del 2018. Il suo specchio primario, una volta aperto nello spazio, avrà un diametro di 6,5 metri e orbiterà attorno al Sole a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra.

La sua posizione gli permetterà di raccogliere continuamente immagini e dati dal cielo profondo. Oltre a studiare la struttura a grande scala dell’Universo e di indagare sulla presenza di buchi neri nel cuore delle galassie, la capacità di JWST di sondare la regione infrarossa dello spettro permetterà di superare i limiti dei telescopi ottici e di catturare la luce debole, spostata verso il rosso, degli oggetti più antichi e lontani.

19 giugno 2017 Luigi Bignami
Tag scienza - spazio -
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