Spazio

Una fionda per asteroidi ci salverà dalla catastrofe

Un team di scienziati americani ipotizza un lazo spaziale per legare tra loro gli asteroidi e deviarli da traiettorie potenzialmente pericolose.

Tra tutte le branche dell'astrofisica ce n'è una che sta sul limitare tra scienza e fantascienza: è quella che studia come proteggere la Terra da asteroidi potenzialmente pericolosi, gli hazardous asteroids (PHA), a rischio impatto: oggetti di diametro superiore a 140 metri in transito a una distanza inferiore a circa 20 volte la distanza Terra-Luna (8 milioni di km, 0,05 UA). Un team di ricercatori dell'Osservatorio di Arecibo ha recentemente avanzato l'idea che si possa "legare" un oggetto diretto verso la Terra ad altri asteroidi o frammenti, così da spostarne il baricentro e deviarne la traiettoria. Una soluzione bizzarra che merita attenzione.

 

Appesi a un filo. Si tratta di una sorta di fionda su scala spaziale per difendere il Pianeta da possibili catastrofi senza dover ricorrere a tecnologie eccessivamente complesse e con rischi contenuti. Ancora fino a oggi l'unica soluzione che si può tentare in caso di allarme è quella del bombardamento, ma col rischio concreto di spezzare l'asteroide in frammenti che a quel punto non si potrebbero più distruggere e che potrebbero comunque colpire la Terra.

 

Si può fare. Gli scienziati, guidati da Flaviane Venditti (Solar System Exploration Research Virtual Institute, NASA), hanno testato con modelli computerizzati la validità della loro idea, utilizzando come cavia l'asteroide Bennu. La simulazione ha confermato la validità della soluzione anche variando del tutto o in parte le condizioni iniziali, come la massa, la velocità o la traiettoria di avvicinamento dell'oggetto a rischio impatto. Lo studio è stato pubblicato su EPJ Special Topics.

 

Anche questo sistema ha comunque degli aspetti critici, a partire dal fatto che ha necessariamente bisogno di un secondo oggetto nelle vicinanze del primo, al quale legarlo: il team ha condotto simulazioni per oggetti distranti 1.000, 2.000 e 3.000 km tra di loro. In più, il sistema ha (sulla carta) tempi di applicazione più lunghi rispetto a metodi alternativi, dai missili alla consegna di esplosivi, e ciò significa che, in ogni caso, e comunque per ogni possibile soluzione, la Terra ha bisogno di sistemi di sorveglianza estesi, che consentano di identificare con un anticipo di anni un oggetto potenzialmente pericoloso.

19 luglio 2020 Rebecca Mantovani
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