Spazio

La fine violenta dell’oggetto più distante dell’Universo

Lo scorso 23 aprile il satellite per raggi gamma Swift (in italiano “rondone”), che dal novembre 2004 tiene sotto sorveglianza il cielo alla caccia delle...

Lo scorso 23 aprile il satellite per raggi gamma Swift (in italiano “rondone”), che dal novembre 2004 tiene sotto sorveglianza il cielo alla caccia delle più potenti esplosioni che si verificano nell’Universo, ha osservato un improvviso lampo di raggi gamma (gamma ray burst – GRB) che è stato battezzato GRB 090423, dove i numeri indicano l'anno (09), il mese (04) e il giorno (23) della sua scoperta.
La durata del fenomeno è stata di almeno 10 secondi, ad indicare un evento cosmico catastrofico ed estremamente energetico. È stato stimato che in questo brevissimo tempo sia stata emessa 100 volte più energia di quanto il Sole ne produca nel corso della sua intera esistenza (circa 10 miliardi di anni)! La luminosità dell’evento è stata così elevata che è stato possibile determinarne la sua posizione in cielo in brevissimo tempo ed allertare i maggiori telescopi basati a terra, che hanno così potuto seguire l’evolversi del fenomeno, permettendo la determinazione della sua distanza.

L’immagine mostra (al centro) GRB 090423. L’immane dell’esplosione, verificatasi ad una distanza di oltre 13 miliardi di anni luce, è stata provocata molto probabilmente dal collasso finale di una stella supergigante, la cui massa doveva essere 100 volte superiore a quella del Sole.

Al momento dello scoppio del lampo, i soli telescopi che potevano essere puntati verso quella zona di cielo erano quelli situati nel Nord America e alle Hawaii, dato che in quei luoghi era notte. Ma successivamente anche i telescopi situati in Cile e il Telescopio Nazionale Galileo (La Palma, Isole Canarie) sono stati in grado di rivelare una debole sorgente visibile nell’infrarosso, un indizio che la sorgente osservata si trova ad una grandissima distanza.

Le analisi preliminari dei dati osservativi hanno permesso infatti di stabilire che l’oggetto di cui è stata osservata l'esplosione osservata si trovava ad un “redshift” (spostamento verso il rosso) pari a z=8,1, corrispondente ad una distanza di oltre 13 miliardi di anni luce da noi e quindi avvenuta soltanto circa 600 milioni di anni dopo il Big Bang. Si tratta quindi dell’oggetto celeste più distante mai osservato finora. Secondo le teorie maggiormente accreditate, questo immane e brevissimo bagliore sarebbe stato provocato dall’esplosione di una stella la cui massa doveva essere più di cento volte quella del nostro Sole. Se così fosse, questa osservazione ci rivelerebbe che quando l’Universo era ancora giovanissimo già esistevano stelle formate ed anzi giunte al termine della loro esistenza.

Il satellite Swift è una missione della NASA con un fondamentale contributo dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI). L’Italia ha infatti fornito lo specchio del telescopio, mentre il software scientifico e l'archivio dei dati si trovano presso l'ASI Science Data Center.

30 aprile 2009 Mario Di Martino
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