Spazio

La crosta di Mercurio è più sottile del previsto

Il pianeta più vicino al Sole, già peculiare per il nucleo extralarge, si arricchisce di una nuova stranezza: una crosta esterna spessa tre volte l'Everest e densa come l'alluminio.

Piccolo, veloce e molto vicino al Sole (con "1 anno" che dura circa 88 dei nostri giorni), il pianeta Mercurio affascina da tempo gli scienziati per le dimensioni anomale del suo nucleo, che occupa da solo il 60% del suo intero volume - il nucleo terrestre, per fare un confronto, arriva al 15%. Ora però è un'altra caratteristica del primo pianeta del Sistema Solare a fare notizia: lo strato roccioso più esterno di Mercurio sarebbe infatti ben più sottile di quanto credessimo.

In base a una ricerca pubblicata su Earth and Planetary Science Letters, il pianeta, che è più o meno un terzo della Terra, avrebbe una crosta dello spessore medio di 26 km e più densa dell'alluminio. Le stime precedenti, elaborate nel 2015 dopo la conclusione della missione della sonda MESSENGER, l'unica ad aver mappato completamente la superficie di Mercurio, proponevano uno spessore maggiore del 25% (35 km).

Sistema Solare
Curiosità: che pianeta è questo? © Nasa

Una tecnica diversa. Michael Sori, scienziato dell'Università dell'Arizona, ha elaborato la nuova misura applicando ai dati della sonda un diverso modello matematico per interpretare le osservazioni sulla topografia e sulla gravità del pianeta. Sori ha usato le informazioni sui minerali che compongono le rocce di Mercurio per elaborare una nuova mappa della densità del pianeta basata sull'abbondanza e la distribuzione dei vari elementi chimici rintracciati in superficie con analisi spettroscopiche. Ha poi confrontato questa mappa con le rilevazioni topografiche (di rilievi, valli e crateri) ottenute dalla sonda, utilizzando un insieme di formule matematiche che descrive la pressione esercitata dalla crosta sul mantello.

Il nuovo modello utilizzato si basa sul concetto di compensazione isostatica di Airy, secondo il quale la profondità della crosta di un pianeta varia in base alla sua topografia. Così come un iceberg ha la stessa massa dell'acqua che sposta, una montagna (con la sua parte "sommersa") avrà la stessa massa del materiale nel mantello che sposta. In corrispondenza dei crateri la crosta è più sottile (c'è poco "da spostare") e il mantello risulterà più vicino alla superficie. Questo nuovo approccio ha permesso di ottenere stime più precise della densità della crosta e del suo spessore, almeno per l'emisfero settentrionale, sul quale MESSENGER ha raccolto più dati.

Genesi planetaria. Le stime di Sori permetteranno di formulare teorie più precise sull'origine del pianeta, la cui crosta, di origine vulcanica, rappresenterebbe il 7% della porzione originale di mantello, venuta "a galla" in processi eruttivi. Quanto al nucleo, e al motivo del suo spessore, Sori ricorda che vi sono due principali teorie: che Mercurio ne sia stato spogliato nel corso di colossali, antichi impatti, oppure che se lo sia "mangiato" il vento Solare, data la vicinanza con la nostra stella.

5 maggio 2018 Elisabetta Intini
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