La fotografia astronomica più grande della storia

Un radiotelescopio grande come l'intero pianeta Terra scatterà una foto che potrebbe rivoluzionare la Teoria della Relatività Generale.

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La visualizzazione di un buco nero (NASA/CXC/A.Hobart )

Un team di scienziati dell'Università dell'Arizona sta lavorando alla realizzazione del più potente radiotelescopio del mondo: sarà grande come l'intero pianeta Terra e permetterà  di esplorare le regioni remote dell'Universo.
No, non è un pesce d'aprile fuori stagione: la realizzazione dell'Event Horizon Telescope sarà resa possibile dalle  moderne tecnologie digitali, che permetteranno agli astronomi di collegare tra loro 50 tra i migliori radiotelescopi terrestri.

Tutti per uno

Dalle Hawaii al Polo Nord, dal Sud America all'Europa, i più grandi strumenti d'osservazione esistenti diventeranno parte di un unico, immenso, telescopio virtuale. Se fosse reale, questo supertelescopio dovrebbe avere un diametro di oltre 12.000 km.
Lo strumento sarà puntato verso il centro della nostra galassia, in una regione distante 26.000 anni luce da noi – 2,5 x1018 km – dove si suppone esista un grande buco nero supermassivo con massa pari a 4 milioni di volte quella del Sole.
La distanza che lo separa dalla Terra lo rende però invisibile agli occhi degli osservatori: cercarlo nello spazio con i comuni sistemi di esplorazione celeste è come tentare di avvistare, a occhio nudo, una palla da golf sulla Luna.
Fino ad oggi nessuno è mai riuscito a fotografare un buco nero: il loro campo d'attrazione gravitazionale è così intenso da catturare tutto ciò che si trova nelle vicinanze: polvere, gas e persino la luce.

Einstein sotto esame

I risultati di questo esperimento daranno modo agli scienziati di verificare sul campo una parte della Teoria Generale della Relatività di Einstein, secondo la quale le polveri e i gas nei pressi di un buco nero – l'unica cosa che il supertelescopio riuscirà a fotografare visto che il buco nero, di per sé, è per l'appunto... nero – formano un circolo perfetto. Se questa forma dovesse risultare anche solo minimamente distorta, bisognerà ripensare gran parte delle ipotesi formulate dello scienziato tedesco.

20 Gennaio 2012 | Franco Severo