Kepler, bottino di esopianeti intorno a nane fredde

Il cacciatore di nuove Terre ha individuato una ventina di pianeti extrasolari intorno ad astri piccoli, vecchi e molto diffusi nella Via Lattea, che potrebbero serbare sorprese.

kepler-k2_artistconcept_w
Kepler in una illustrazione artistica. | NASA

L'osservatorio orbitante della Nasa Kepler ha individuato 20 esopianeti attorno a stelle nane fredde: si tratta del numero più cospicuo di pianeti extrasolari trovato intorno ad astri di questo tipo, molto numerosi nella Via Lattea. Anche se lo scopo iniziale della missione Kepler era esaminare stelle simili al Sole, la maggior parte degli astri della nostra galassia sono più piccoli, pallidi e freddi.

 

Alto potenziale. Queste stelle longeve sono chiamate nane rosse, e costituiscono attualmente la metà degli obiettivi esplorativi del telescopio. Secondo gli scienziati del California Institute of Technology di Pasadena, che hanno presentato lo studio presso l'American Astronomical Society's Division for Planetary Sciences e l'European Planetary Science Congress il 19 ottobre, ce ne sono oltre 250 nell'arco di 30 anni luce. Un numero che lascia sperare in un altrettanto vasto bottino di possibili esopianeti.

 

Le ultime osservazioni della missione K2 - l'evoluzione del progetto Kepler - hanno individuato 87 possibili pianeti extrasolari di dimensioni comprese tra quella di Marte e quella di Nettuno. Tra questi, 63 sono più piccoli di Nettuno, e alcuni potrebbero avere una massa più piccola di quella della Terra (anche se la loro esistenza andrà confermata, perché potrebbe trattarsi di semplice "rumore").

 

Molto vicini a "casa". Venti si trovano attorno a nane rosse di classe K o M, e 5 dei candidati confermati orbitano nella fascia abitabile delle loro stelle, una regione che, per le nane rosse, corrisponde a una distanza inferiore di quella di Mercurio rispetto al Sole (queste stelle emanano infatti un'energia minore rispetto alla nostra).

 

I transiti di questi pianeti attorno alle nane rosse sono frequenti, ogni poche settimane, un fatto che permette a Kepler, che deve cambiare target di osservazione ogni 80 giorni, di individuarli con maggiore facilità.

 

25 ottobre 2016 | Elisabetta Intini