Tutte le volte che abbiamo osservato Giove (prima di Juno)

La storia dell'esplorazione e soprattutto dell'osservazione di Giove prima dell'arrivo della sonda Juno. Leggi anche: tutti i pericoli dell'inserimento in orbita e lo speciale sulla sonda Juno

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Galileo Galiei. L'osservazione scientifica di Giove "inizia" il 7 gennaio 1610, verso sera, quando Galileo Galilei, che si trovava a Padova, comincia a osservare il cielo con un nuovo strumento, il telescopio.
Vicino a Giove vede degli “astri” invisibili a occhio nudo. Erano i satelliti di Giove che furono i primi corpi celesti del sistema solare a essere scoperti agli albori dell’astronomia telescopica. Lo scienziato pisano, accortosi dell’importanza della scoperta decise di chiamare i satelliti “astri medicei” in onore di Cosimo II de’ Medici, Granduca di Toscana. I quattro satelliti, furono ribattezzati nel ‘600 con i nomi di alcune figure mitologiche legate a Giove (dio supremo dell’antica religione romana): Io, Europa, Ganimede e Callisto.

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Pioneer 10. La sonda della NASA è il primo veicolo spaziale a superare la fascia egli asteroidi e raggiunge Giove nel dicembre 1973. Il suo fly-by ci restituisce le prime foto da vicino (a soli 130.000 km dalla cime delle nubi) del gigante gassoso.

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Pioneer 11. Un anno dopo, nel 1974, Pioneer 11 sulla strada verso Saturno passa accanto a Giove a una distanza 3 volte minore rispetto a Pioneer 10 e fotografa per la prima volta i poli del pianeta.
Pioneer 10 e 11 ci hanno svelato diversi segreti di Giove. Pioneer 10 ha provato che il pianeta è circondato da un fascia radioattiva molto potente e ha registrato che Giove produce più calore di quanto ne assorbe dal sole. Pioneer 11 ha mappato il pianeta ed è stato in grado di calcolare la massa di una delle sue lune, Callisto

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Voyager 1.Il "servizio fotografico" di Voyager 1 inizia a gennaio del 1979 e prosegue fino ai primi di aprile. La sonda scatta circa 19.000 foto e compie diverse misurazioni scientifiche. Qui sotto l'avvicinamento della sonda

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Voyager 1. Grazie al passaggio veramente ravvicinato abbiamo avuto la possibilità di osservare da vicino la grande macchia rossa.

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Voyager 2. Il testimone di Voyager 1 è stato raccolto un mese dopo dalla sonda gemella, Voyager 2. Le due navicelle spaziali hanno scattato più di 33.000 foto di Giove e dei suoi 5 satelliti principali e compiuto un gran numero di osservazioni e misurazioni scientifiche. Giove possiede un debole sistema di anelli planetari, il terzo ad esser stato scoperto nel sistema solare, dopo quello di Saturno e quello di Urano. Fu osservato per la prima volta da Voyager 1, ma le foto più belle - come questa, scattata da 1.450.000 km - le dobbiamo a Voyager 2.

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Ulysses. La sonda dell'ESA e della NASA ha raggiunto Giove nel 1992 sfruttando l'effetto fionda del pianeta per raggiungere la sua orbita intorno al Sole. Il passaggio non ci ha restituito alcuna foto perché la sonda aveva altri obiettivi e non era dotata di fotocamere, ma ha permesso di raccogliere nuovi dati sul campo magnetico di Giove.

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Hubble. Il telescopio spaziale Hubble osserva regolarmente Giove (qui l'ultima foto, in cui ha catturato un aurora boreale grande quanto la Terra), ma quello che riuscì a fotografare tra il 16 e il 22 luglio 1994 è davvero eccezionale: 21 frammenti identificabili come parti della cometa Shoemaker-Levy 9 sono precipitati su Giove.
È stata la prima volta nella storia che si è potuto prevedere e poi osservare la collisione tra due corpi del Sistema Solare, un evento considerato molto raro. Per quanto riguarda il pianeta gassoso si ritiene infatti che comete di quella grandezza lo colpiscano una volta ogni millennio.

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Galileo. Nel 1996 Giove viene raggiunto dalla sonda Galileo. È stata la prima navicella a orbitare il pianeta gassoso (per 8 anni) e a far precipitare una sonda nell'atmosfera gioviana. La sonda ha trasmesso dati per quasi un'ora prima di andare perduta a causa dell'aumento di pressione e temperatura degli strati più densi dell'atmosfera.
Galileo ha anche studiato a fondo i satelliti gioviani, in particolare Europa (nella foto), Io e Ganimede.

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Cassini. Nel 2000 è Cassini a far visita a Giove. La sonda dell'ESA e della NASA diretta verso Saturno compie un passaggio ravvicinato su Giove per sfruttarne l'effetto fionda. Cassini riesce a ricostruire la mappa di Giove più dettagliata finora mai realizzata.

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Hubble. Quando nel marzo 2004 gli astronomi hanno osservato il pianeta Giove così "maculato", hanno capito di trovarsi di fronte ad un evento abbastanza raro, che capita una o due volte ogni decennio. Si tratta infatti di una tripla eclisse delle tre grandi lune del pianeta, Io, Ganimede e Callisto, la cui ombra si è proiettata sulla superficie colorata di Giove, le cui sfumature pastello sono dovute all'acquisizione della foto in luce quasi infrarossa, vale a dire NIR (Near Infrared), cioè nella regione dello spettro elettromagnetico compresa tra i 700 nm e i 2500 nm.
Nell'immagine ingrandita sono chiaramente visibili le due lune, Io (al centro) e Ganimede (a destra, in alto), mentre Callisto è fuori campo.

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New Horizons. Anche New Horizons, diretta verso Plutone, ha fatto visita a Giove nel 2007. Quest'immagine in realtà è un piccolo fotomontaggio: il pianeta è stato ripreso dalla sonda NASA al quasi infrarosso; il satellite Io, invece, è stato osservato in un giorno diverso, ai colori quasi reali. Sulla luna di Giove si può notare un'eruzione vulcanica.

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New Horizons. La prima foto a colori di Giove e le sue lune catturata da Juno il 29 giugno 2016, da una distanza di 5,3 milioni di km dal pianeta. L'avventura di Juno è appena iniziata.

Galileo Galiei. L'osservazione scientifica di Giove "inizia" il 7 gennaio 1610, verso sera, quando Galileo Galilei, che si trovava a Padova, comincia a osservare il cielo con un nuovo strumento, il telescopio.
Vicino a Giove vede degli “astri” invisibili a occhio nudo. Erano i satelliti di Giove che furono i primi corpi celesti del sistema solare a essere scoperti agli albori dell’astronomia telescopica. Lo scienziato pisano, accortosi dell’importanza della scoperta decise di chiamare i satelliti “astri medicei” in onore di Cosimo II de’ Medici, Granduca di Toscana. I quattro satelliti, furono ribattezzati nel ‘600 con i nomi di alcune figure mitologiche legate a Giove (dio supremo dell’antica religione romana): Io, Europa, Ganimede e Callisto.