Spazio

Un italiano in partenza per un viaggio interplanetario (simulato) della Nasa

Tra i 4 volontari selezionati dalla Nasa per una missione che simula lo stress provocato da un viaggio interplanetario, c'è un italiano. Gli abbiamo chiesto alcune cose...

Il 28 gennaio 2022 a Houston (USA) prenderà il via un esperimento della Nasa che simulerà un viaggio interplanetario di 45 giorni verso Phobos, una delle due lune di Marte. All'interno di un habitat, che secondo la Nasa "riprodurrà i rigori delle vere missioni di esplorazione spaziale", ci sarà un equipaggio di 4 volontari, che si sottoporranno a una serie di test scientifici. Tra questi, l'italiano Pietro Di Tillio, con cui abbiamo fatto una chiacchierata alla vigilia del suo imbarco a bordo.

Innanzitutto, dove si svolgerà questa simulazione?
In questa missione – che come altre che l'hanno preceduta fa parte di un programma chiamato HERA (Human Exploration Research Analog) – staremo al Johnson Space Center di Houston, in una struttura pensata per riprodurre almeno alcune delle criticità che un equipaggio umano potrebbe sperimentare affrontando un viaggio così lungo, in un ambiente ristretto e isolato.

Isolato vuol dire che non potrai comunicare con nessuno?
Quasi. Fino al 14 marzo (giorno in cui l'esperimento si concluderà) le comunicazioni con l'esterno saranno possibili via telefono soltanto con il centro di controllo di missione della NASA e, soltanto una volta alla settimana, con la propria famiglia. Anche in questo c'è un elemento di stress: le comunicazioni, infatti, saranno "rallentate" di proposito per simulare ciò che accade nella realtà, ovvero che i segnali subiscono un graduale ritardo man mano che ci si allontana dalla Terra. In altre parole: quando parleremo con qualcuno, quel che diremo al telefono impiegherà 5 minuti per arrivare al destinatario e ovviamente lo stesso accadrà nelle comunicazioni in entrata. Non sarà semplicissimo!

Pietro Di Tillio
Pietro Di Tillio, è un geologo abruzzese, vive negli Usa da 9 anni. È uno dei quattro volontari selezionati dalla Nasa per la missione HERA.

Come ci si prepara a stare in una finta navicella per 45 giorni? Secondo te le difficoltà saranno più fisiche, psicologiche o tecnologiche?
Sul piano fisico, ci siamo tenuti semplicemente in forma quotidianamente; dal punto di vista tecnologico abbiamo tutti una buona attitudine nel comprendere il funzionamento di nuove e specifiche tecnologie, avendo già un background di studi scientifico. L'aspetto che abbiamo curato di più nelle due settimane prima della missione è stato quello psicologico, ma non abbiamo condotto alcun training specifico.

Cosa farete mentre sarete lì dentro? Come impiegherete il vostro tempo?
Avremo una serie di attività da svolgere, alcune dei quali ci verranno comunicate solo una volta che saremo all'interno del modulo, altre le conosciamo già, ma per ora non possiamo rivelarle. Oltre a dedicarci ai test in programma, caso avremo la possibilità di fare ginnastica (abbiamo i pesi e un cyclette), ci dedicheremo alla manutenzione dell'habitat... Ci sarà consentito leggere libri e riviste, ascoltare musica, ma non saranno ammessi dispositivi collegati a internet. In compenso potremo portare dei giochi da tavolo.

Quanto è lo spazio a disposizione, che movimenti potete fare?
L'habitat è formato da due livelli nella unità principale, da un modulo igienico e un air lock. in totale dovrebbero essere approssimativamente 150 metri cubi sul piano volumetrico (è l'equivalente di un modulo abitativo di circa 50 metri quadrati, ndr).

Ma qual è lo scopo di queste "simulazioni"? Non ci sono già i normali corsi di addestramento per gli astronauti o gli esperimenti nella Stazione spaziale? 


In questa "missione" a essere messa sotto controllo è la "salute mentale" di un team quando si creano condizioni di altissimo stress, prima di tutto a causa dello spazio ridotto (l'habitat è più piccolo, per esempio, della Stazione spaziale internazionale). Io e gli altri 3 partecipanti a questa prova verremo monitorati 24h su 24h attraverso telecamere per capire come queste condizioni influiscano sulla qualità dell'interazione del team: in particolare sulla capacità di prendere decisioni in autonomia – anche e soprattutto quando si verificano problemi e malfunzionamenti della navicella/habitat, con e senza il supporto del Mission Control – ma anche sulla capacità di compiere altre operazioni come condurre esami medici, fare autodiagnosi ecc. Il tutto punta a permettere all'uomo di inoltrarsi un domani nello spazio inesplorato e allontanarsi ancora di più (rispetto a oggi) dalla Terra in missioni di lunga durata. 

A proposito di alimentazione, di solito agli astronauti viene fatta qualche concessione (lasagne, tiramisù, una volta per Parmitano fu preparata la caponata). Tu cosa porterai o porteresti? Da buon abruzzese mi piacerebbe portarmi arrosticini e pallotte cacio e ovo (sono spiedini di carne ovina e polpette di uova e formaggio, specialità abruzzesi, ndr) ma ovviamente non è concesso!

26 gennaio 2022 Roberto Graziosi
Tag scienza - spazio -
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