Alcune meteoriti cadute sulla Terra sono più vecchie del Sole

Antiche stelle bruciate prima del nostro Sole hanno lasciato i loro elementi in eredità al Sistema Solare: lo confermano i rapporti isotopici degli elementi di alcuni meteoriti.

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In questa illustrazione: il trasferimento di massa tra una coppia di stelle. Le nane bianche esplodono quando catturano da una stella vicina così tanto materiale da diventare instabili.|Nasa / Justyn R. Maund (University of Cambridge)

Una ricerca appena pubblicata avanza l'ipotesi che nel Sistema Solare sia arrivato materiale più vecchio del sistema stesso, prodotto dall'esplosione di una stella "vissuta" prima del nostro Sole.

 

Michael Bennett, coordinatore dello studio condotto al National Superconducting Cyclotron Laboratory della Michigan State University (Usa), ha lavorato su frammenti e polveri di meteoriti cadute sulla Terra, rilevando che alcuni componenti sono più vecchi della materia del Sistema Solare: la loro origine è precedente, e devono perciò risalire a una stella esplosa prima della nascita del Sole.

 

Prima del Sole. Alcune stelle, a fine vita possono originare un'esplosione che coinvolge la loro parte più esterna e danno così vita alle "novae", mentre le "supernovae" sono quelle che esplodono totalmente. In entrambi i casi le energie in gioco creano nuovi elementi, più pesanti di quelli presenti (che sono soprattutto idrogeno ed elio) e necessari alla formazione dei pianeti.

Il rapporto tra gli isotopi di alcuni elementi rivela alcune meteoriti sono prodotte da materiale espulso da stelle che esistevano prima del Sole. | H. Raab

Lo studio di Bennett era basato sui rapporti tra gli isotopi (atomi di uno stesso elemento, con uguale numero di protoni ma diverso numero di neutroni) di alcuni elementi presenti nelle meteoriti: tali rapporti si sono rivelati differenti rispetto a ciò che si riscontra nel Sistema Solare, mentre corrispondono a ciò che ci si aspetta dai residui di una nova.

 

In particolare Bennett ha misurato una notevole abbondanza di silicio-30, di molto superiore a quanto si trova nelle rocce terrestri e nelle meteoriti nate con il Sistema Solare. La spiegazione più ragionevole per l'eccesso di silicio-30 è che una stella, esplodendo, lo abbia prodotto e lanciato nel Sistema Solare.

Christopher Wrede, coautore della ricerca, spiega che «rilevare questi elementi permette di studiare in modo indiretto che cosa succede quando esplode una nova e di determinare, per esempio, la temperatura che si è originata. Di solito novae e supernovae si studiano solo attraverso la luce e le radiazioni che arrivano ai telescopi: in questo caso, invece, è come avere in laboratorio un pezzo di quella stella da analizzare direttamente».

 


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15 Marzo 2016 | Luigi Bignami