Si può vivere vicino a un buco nero?

Uno studio sulle visionarie ipotesi del film Interstellar trova uno strano limite alla possibilità che vi sia vita su pianeti che orbitano attorno a buchi neri: la troppa luce.

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Illustrazione: un buco nero supermassiccio come potrebbe essere Sagittarius A*, il buco nero al centro della Via Lattea. | Jurik Peter / Shutterstock

Un ipotetico pianeta in orbita a una ragionevole distanza attorno a un buco nero potrebbe ricevere abbastanza luce e calore dal disco di accrescimento da avere acqua liquida sulla sua superficie e poter quindi ospitare la vita. Questa idea è alla base del film Interstellar(2014), ma l'astrofisico della NASA Jeremy Schnittman ha voluto indagare di più sulla possibilità di vivere nei pressi di un buco nero. Nel suo studio espone un ostacolo del tutto inaspettato quando si parla di buchi neri: la troppa luce.

 

Il problema non è la luce emessa dal disco di accrescimento, che è prodotta dalla materia che raggiunge altissime temperature mentre vortica attorno al buco nero prima di essere inghiottita. La minaccia viene dalla luce delle stelle vicine, che diventa pericolosa per la vita a causa degli effetti relativistici del buco nero.

 

Il pianeta di Miller del film Interstellar
Il pianeta di Miller del film Interstellar (2014). Qui i protagonisti subiscono gli effetti della relatività generale: un'ora passata in quella zona così vicina al buco nero equivale ad anni sulla Terra. | Syncopy Films

Una diversa marcia del tempo. Secondo la relatività generale, quando si è vicini a una grande massa (un pianeta, una stella o, appunto, un buco nero) il tempo passa diversamente da quando gli si è lontani. Poche ore vicino a un buco nero possono significare anni nello spazio aperto. Ciò significa che da un buco nero potremmo vedere in un giorno decenni di telegiornali. In diretta, ma molto, molto brevi.

 

Tamponamento. Lo stesso principio vale anche per la luce delle stelle, ci arriverebbe ammassata, con le onde elettromagnetiche schiacciate e quindi con maggiore energia. In questo effetto Doppler relativistico, quella che era luce visibile è diventata ora luce UV o addirittura raggi X e raggi gamma, estremamente dannosi per la vita.

 

Pensiero quadrimensionale. Ad oggi è impensabile visitare un esopianeta e non sono ancora stati scoperti esopianeti orbitanti un buco nero. Ma, come dice Schnittman nel suo studio, questo genere di ricerche aiuta gli astrofisici a comprendere come funziona il nostro universo.

 

23 ottobre 2019 | Davide Lizzani