Incredibile Vesta

La sonda Dawn tra poche settimane terminerà il suo lavoro di esplorazione del secondo più grande asteroide, Vesta, e il prossimo mese di luglio riaccenderà...

La sonda Dawn tra poche settimane terminerà il suo lavoro di esplorazione del secondo più grande asteroide, Vesta, e il prossimo mese di luglio riaccenderà i motori per dirigersi verso il gigante della Fascia Principale degli asteroidi, il pianeta nano Cerere. I risultati della missione, al momento, sono andati ben oltre le più rosee aspettative e questo rappresenta un ottimo viatico per il futuro. Tra la miriade di immagini inviate a terra da Dawn, una molto curiosa è quella di una struttura formata da tre crateri da impatto attigui di dimensioni diverse, battezzata “pupazzo di neve”, che si estende per oltre 100 km. Dopo l’enorme bacino da impatto Rhea Silvia (diametro di circa 475 km) nella regione polare meridionale, è una delle strutture più notevoli e più studiate scoperte sulla superficie di questo asteroide gigante.

Immagine del “pupazzo di neve” ripresa dalla sonda Dawn, dove sono visibili particolari con dimensioni inferiori ai 100 metri. (NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA)

La magnifica immagine ad alta risoluzione è un mosaico di molte fotografie scattate dalla Framing Camera di Dawn tra ottobre e dicembre 2011, durante la HAMO, la High Altitude Mapping Orbit, l'orbita ad alta quota che, oltre ad effettuare la mappa della composizione mineralogica di tutta la superficie di Vesta, ha permesso di riprendere questa immagine da una distanza di circa 680 Km dalla sua superficie. Il "pupazzo di neve", chiaramente distinguibile anche se sottosopra, è composto da tre crateri da impatto attigui di dimensioni diverse che, sono stati battezzati con i nomi di Vestali nel pieno rispetto del tributo che il team scientifico ha voluto fare alla Roma antica. Il più grande dei tre è Marcia, con un diametro di circa 60 km. Il cratere centrale, del diametro di 50 km è invece Calpurnia, e infine il più piccolo, ovvero la testa dell'uomo di neve, è Minucia, con un diametro di appena 22 km. Si pensa che Marcia e Calpurnia possano essere il risultato di uno stesso impatto, mentre Minucia sembra essersi formato successivamente. I colori dell'immagine non sono reali ma sono stati ottenuti combinando opportunamente le immagini della Framing Camera in due canali nel vicino infrarosso (a 0,917 micron e 0,749 micron) e in un canale ultravioletto (0,438 micron). Questa scelta, pur non garantendo le sfumature di colore più realistiche possibili, permette di rendere più visibili le sottili differenze di composizione del materiale che ricopre la superficie dell'asteroide. Nell'immagine risultano infatti chiaramente distinguibili il materiale espulso dagli impatti, quello franato lungo le pareti dei crateri Marcia e Calpurnia, e infine delle zone di materiale scuro dentro il bordo del cratere Marcia. Dettagli che stanno iniziando a raccontare la storia della formazione di questa particolarissima struttura  e dell'asteroide che la ospita. Ma ancora più interessante è il filmato qui sotto, in cui la mappa della composizione mineralogica della superficie di Vesta è stata sovrapposta al modello tridimensionale dell’asteroide ottenuto grazie ai dati dell’altimetro a bordo della sonda. I diversi colori esaltano le differenze della composizione delle rocce superficiali, le quali sono troppo piccole da poter essere rilevate dall’occhio umano. Gli addetti ai lavori stanno ancora analizzando i dati per definire con maggior precisione la composizione dei minerali da associare ai diversi colori. Quello che comunque per adesso è chiaro è che il materiale di colore arancio è quello espulso dagli impatti che hanno formato la miriade di crateri che butterano la superficie di Vesta, mentre il verde rappresenta una relativa abbondanza di ferro. Una aspetto interessante è rappresentato dalla scarsità di questo elemento in corrispondenza dell’enormebacino da impatto Rhea Silvia. Alcune regioni dell’emisfero settentrionali si trovavano in ombra quando Dawn ha effettuato le immagini con cui è stato montato il filmato, ma queste verranno coperte nel corso delle fasi finali dell’esplorazione di Vesta. La geometria dei passaggi ha anche impedito di ottenere dati di una parte della gigantesca montagna, alta più di 20.000 metri, situata al centro di Rhea Silvia.  
07 Giugno 2012 | Mario Di Martino

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