Il tonfo di Philae sulla cometa 67P

Sensori posizionati sugli arti del lander hanno registrato il suono del primo touchdown sulla Churyumov-Gerasimenko: la sua analisi permette di capire la composizione del suolo della cometa.

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Un rendering artistico del touchdown di Philae.|ESA

Un sistema di sensori posizionati sulle "zampe" di Philae, e azionati nelle ultime fasi della discesa del lander, ha registrato il suono del primo atterraggio del lander sulla tanto agognata 67P.

 

L'insieme di strumenti, denominato SESAME-CASSE, ha riportato fedelmente il rumore del "tonfo", misurando le vibrazioni del suolo al momento dell'impatto. Lo potete sentire qui sotto (Audio file credit: ESA/Rosetta/Philae/SESAME/DLR):

 

 

Tale quale. Il suono non ha subito modifiche: frequenza e durata sono le stesse registrate in loco. Quelle che sentite sono proprio le sollecitazioni meccaniche del terreno, che gli esperti del Centro Aerospaziale tedesco (DLR) hanno analizzato per conoscere meglio la natura del suolo su cui Philae è finito.

 

Cuscinetto anti-urto. «I nostri dati indicano che gli arti di Philae sono dapprima penetrati in uno strato soffice superficiale - probabilmente un deposito di polveri - spesso diversi centrimetri, finché non hanno trovato una superficie dura, forse ghiaccio ricoperto di polveri compatte» spiega Klaus Seidensticker del DLR.

 

Le prossime mosse. L'obiettivo è quello di dedurre, combinando questi dati con quelli di altri strumenti, le proprietà meccaniche della cometa. Le prime impressioni sembrano suggerire che la superficie della 67P sia particolarmente complessa e strutturata, e che presenti vari tipi di suolo diversamente consistenti.

 

Anche Rosetta ci aveva fatto ascoltare - qualche settimana fa - il suono della cometa 67P.

 

In realtà si tratta di oscillazioni del campo magnetico a bassa frequenza (periodo di 20-25 secondi) trasformate in un suono udibile. La causa è ancora sconosciuta: si pensa che sia causata da atomi emessi dal nucleo cometario e poi ionizzati da un meccanismo ancora poco compreso.

 

 

 

 

 

21 Novembre 2014 | Elisabetta Intini