Spazio

Il Sole visto dalla sonda Solar Dynamics Observatory

Le prime immagini riprese dalla sonda della NASA Solar Dynamics Observatory (SDO), il più grande satellite per l’osservazione del Sole mai lanciato in...

Le prime immagini riprese dalla sonda della NASA Solar Dynamics Observatory (SDO), il più grande satellite per l’osservazione del Sole mai lanciato in orbita, hanno impressionato i controllori della missione per i loro straordinari dettagli.

SDO è stato messo in orbita lo scorso 11 febbraio per osservare nel profondo gli strati esterni del Sole, monitorare le tempeste che periodicamente appaiono sulla sua superficie e per raccogliere dati che ci permettano di capire gli ancora misteriosi meccanismi che governano le regioni interne della nostra stella. Le osservazioni di SDO rivoluzioneranno la fisica solare nello stesso modo in cui il Telescopio Spaziale Hubble ha rivoluzionato l’astrofisica. Per avere un’idea dell’enorme quantità di dati che sarà in grado di raccogliere, è come se ogni giorno dalla sua orbita geostazionaria inviasse a terra l’equivalente di mezzo milione di canzoni registrate, il che vuol dire 150 milioni di bit al secondo per 24 ore per ogni giorno della settimana – circa 50 volte di più di ogni altra missione scientifica della NASA.

Immagine ultravioletta del Sole ripresa dalla sonda della NASA Solar Dynamics Observatory. I falsi colori indicano differenti temperature. Il rosso e giallo indicano temperature relativamente basse (circa 60-70.000 gradi); il blu e verde temperature superiori a 1 milione di gradi.

Il monitoraggio simultaneo a differenti lunghezze d’onda associato ad una rapida sequenza di osservazioni fornirà una visione dettagliata senza precedenti dei fenomeni che si verificano sul Sole. Alcuni dei principali compiti saranno quelli di osservare i flares e le tempeste solari, che possono anche influenzare il nostro pianeta, e di cercare di farci capire quale sia la dinamica e l’influenza del campo magnetico della nostra stella sui processi che hanno luogo al suo interno. Le attuali conoscenze, infatti, fanno pensare che l’attività magnetica solare sia molto più dominante di quanto finora creduto.

Nonostante SDO sia ancora in fase di calibrazione dei suoi strumenti, prima di iniziare la vera e propria attività scientifica, ha già ripreso delle immagini che ci hanno fornito delle rivelazioni inattese. Un’osservazione particolarmente interessante è quella di una macchia solare in fase di declino. E’ stato infatti osservato che, a differenza di quanto finora pensato, i piccoli cambiamenti del campo magnetico dovuti all’indebolimento della macchia mostrano di avere un fortissimo impatto sugli strati superiori dell’atmosfera solare. La macchia solare in questione appare essere associata ad una denominata in gergo CME (Coronal Mass Ejection). SDO è stato in grado di vedere la macchia solare associata con questa CME e le onde provocate da questo fenomeno che si propagano sulla superficie solare. La CME ha espulso verso lo spazio interplanetario un’enorme quantità di materia a velocità di diverse centinaia di migliaia di chilometri all’ora. Analizzando i dati, è risultato che il materiale espulso è stato accelerato a questa velocità spaventosa in circa un secondo.

Lo studio di questi fenomeni riveste una grande importanza non solo scientifica, ma anche per gli effetti che possono provocare sulla Terra quando le CME sono dirette verso di noi. In questo caso possono verificarsi interruzioni dei sistemi di comunicazione, guasti ai satelliti artificiali, in particolare GPS, e alle reti elettriche. Le osservazioni si SDO ci permetteranno di fare migliori previsioni su questo tipo di fenomeni, facendoci capire meglio come funziona il Sole ed anche le altre stelle.

23 aprile 2010 Mario Di Martino
Tag scienza - spazio - sole
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