Il satellite Pac-Man che mangia i relitti spaziali

La sonda che mangia i detriti nell'orbita terrestre è in fase di sviluppo presso il Politecnico Federale di Losanna e potrebbe partire nel 2018.

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Buon appetito: la sonda Pac-Man in una ricostruzione del Politecnico Federale di Losanna. | EPFL

Nell'orbita terrestre ci sono oltre 21mila detriti spaziali di dimensioni superiori ai 10 centimetri e in mancanza di efficaci contromisure il tassametro è destinato a salire con il trascorrere del tempo.

 

Se il cannone laser da montare sull'Iss sembra un'ipotesi ancora poco percorribile, dal Politecnico Federale di Losanna spunta una soluzione ben più concreta, che potrebbe essere testata nel 2018: si tratta di un satellite in stile Pac-Man, che va a caccia di oggetti da fagocitare come il protagonista del videogioco di culto.

 

Frammenti nell'orbita terrestre in una ricostruzione artistica. |

Pericolo hi-tech. I rifiuti spaziali costituiscono un rischio per i satelliti che circondano la Terra e per la Stazione Spaziale Internazionale, su cui sono sempre presenti degli astronauti.

 

Alcuni relitti, inoltre, possono cadere sul nostro pianeta, sebbene fino a oggi tali piogge non abbiano mai fatto registrare danni a persone – almeno per quanto ne sappiamo.

 

Mangia-mangia. Il progetto dell'EPFL (École polytechnique fédérale de Lausanne) si chiama CleanSpace One ed è stato reso pubblico in questi giorni.

 

Prevede l'utilizzo di una sonda Pac-Man che setaccia lo spazio grazie a un sistema di sensori e poi, una volta individuato il target, lo cattura attraverso l'estrusione di una rete di forma conica, che inghiotte il detrito per consentirne il successivo smaltimento. Il video che trovate qui sotto illustra l'intero processo, con il supporto delle spiegazioni (in inglese) dei ricercatori.

 

Chi ben comincia... Il primo obiettivo di CleanSpace One sarà quello di distruggere il piccolo SwissCube, il satellite in miniatura svizzero costruito secondo lo standard CubeSat e lanciato in orbita nel 2009. «L'idea è di avere la più grande apertura possibile», spiega il professore di robotica Michel Lauria, «per aumentare le chance che il cubo finisca nella rete».

 

Vietato scappare. Per evitare che il SwissCube caramboli fuori dalla rete, il dispositivo dovrà richiudersi con il giusto tempismo. Gli scienziati sono attualmente al lavoro per dotare CleanSpace One di un qualche tipo di meccanismo di sicurezza, oltre che di un sistema che misuri con precisione la posizione e la velocità di ciascun oggetto in entrata. L'EPFL ha programmato il primo lancio nello spazio nel 2018.

 

10 luglio 2015 | Davide Decaroli