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Il Pianeta Nove disturba l'orbita di Cassini?

Non si ferma la caccia alla presunta "new entry" del Sistema Solare. Dove cercarlo? Un aiuto potrebbe venire dalla sonda che studia Saturno e le sue lune.

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Una ipotesi sulla struttura del Pianeta Nove. | Esther Linder, Christoph Mordasini, Universität Bern

Aggiornamento dell'11 aprile 2016: lo studio riportato qui ha provocato la piccata reazione della Nasa, che nega categoricamente che ci siano anomalie non giustificabili nell'orbita della sonda Casini (leggi la smentita).

 

Da quando Konstantin Batygin e Mike Brown, astrofisici del California Institute of Technology, hanno presentato evidenze scientifiche sull'esistenza del Pianeta Nove, la caccia al misterioso oggetto del Sistema Solare prosegue a grandi passi.

 

Uno degli ultimi indizi sulla sua ipotetica posizione potrebbe venire da Cassini, la sonda Nasa nel sistema di Saturno. Agnès Fienga e i colleghi dell'Osservatorio della Costa Azzurra (Nizza, Francia), hanno provato a capire se l'aggiunta del Pianeta Nove possa spiegare alcune lievi perturbazioni dell'orbita della sonda, non del tutto giustificabili dagli influssi gravitazionali degli 8 pianeti noti del Sistema Solare, dei circa 200 asteroidi e dei 5 tra i più massicci oggetti della Fascia di Kuiper.

 

Una "X" sulla mappa. Fienga ha confrontato il modello teorico su cui lavora da 10 anni con i dati sull'ipotetica orbita del "Planet Nine". Ha trovato così un punto nella costellazione della Balena, a 600 unità astronomiche (90 miliardi di km dalla Terra, circa 15 volte la distanza media di Plutone) che potrebbe spiegare bene l'orbita di Cassini.

 

Si tratta ancora di un esercizio teorico, ma potrebbe essere un nuovo spunto su dove iniziare a cercare. Se ne potrebbe occupare il Dark Energy Survey, un osservatorio dell'emisfero australe che si sta concentrando, per altre ragioni, su quella porzione di cosmo.

 

Identikit provvisorio. Intanto, un gruppo di scienziati dell'università di Berna (Svizzera) ha usato i dati finora disponibili sul Pianeta Nove per cercare di ipotizzarne la struttura, la luminosità, le dimensioni e la temperatura. Le prime conclusioni descrivono una sorta di "Urano in miniatura" circa 10 volte più massiccio della Terra, con un nucleo solido di ferro circondato da ghiaccio e da un denso strato di gas, e una temperatura atmosferica superficiale di -226 gradi °C.

 

9 aprile 2016 | Elisabetta Intini