Plutone e New Horizons vai allo speciale

Il passato turbolento di Caronte

Le ultime immagini di Caronte, il maggiore dei cinque satelliti di Plutone, inviate dalla sonda New Horizons mostrano un mondo inaspettatamente variegato e complesso.

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Caronte in un’immagine in cui i colori sono stati leggermente esaltati, ma reali.|NASA/ JHUAPL/SwRI

La sonda New Horizons, dopo più di due mesi e mezzo dal suo fly-by del sistema di Plutone, si trova a poco meno di 100 milioni di km dal pianeta nano e continua a inviare lentamente a terra l’enorme quantità di dati raccolti durante il passaggio ravvicinato. Lavoro che proseguirà sino alla fine del prossimo anno.

 

Immagini eccezionali. Tra le ultime immagini ricevute dalla sonda, le più impressionanti sono quelle di Caronte, che rivelano la complessa e violenta storia del satellite principale di Plutone. Quello che era creduto essere un mondo inerte, senza caratteristiche geologiche di particolare interesse, sta mostrando invece dei paesaggi straordinari, con montagne, enormi fratture superficiali e variazioni di colore inaspettate.

 

Plutone (in primo piano) e Caronte, due mondi apparentemente molto diversi. | NASA/JHUAPL/SwRI

 

Un pianeta nano doppio. Fra tutti i satelliti naturali del Sistema Solare, Caronte con i suoi circa 1.200 km di diametro (Plutone ha un diametro di poco inferiore ai 2.400 km) è il più grande rispetto al pianeta, nano o meno, attorno a cui orbita. Il suo rapporto di massa con Plutone è pari a circa 1/9, un valore enorme se paragonato a 1/81 che è quello esistente tra la Luna e la Terra. Plutone e Caronte possono quindi essere considerati un pianeta nano doppio.

Un'enorme cicatrice. Le immagini, ricevute lo scorso 21 settembre ritraggono l'emisfero di Caronte rivolto perennemente verso Plutone e mostrano nuovi dettagli finora inosservati di una fascia di spaccature e canyon che si estende per oltre 1.600 km poco a nord dell'equatore del satellite, marcando in maniera netta il confine fra l’emisfero settentrionale e quello meridionale. Quattro volte più esteso del Grand Canyon e in alcuni punti anche due volte più profondo (circa 3.000 metri), questo sistema di spaccature è, in proporzione, come le Valles Marineris di Marte e fornisce importanti indizi sul passato geologico di Caronte.

 

Il sistema di canyon che taglia la superficie di Caronte per oltre 1.600 km. | NASA/JHUAPL/SwRI

 

Ma anche le altre regioni sono tutt’altro che monotone. Sono evidenti, infatti, formazioni geologiche di ogni tipo, dai crateri da impatto di età differenti ad estese pianure poco craterizzate e solcate da lunghi sottili canali. Frutto queste ultime, probabilmente, di fenomeni criovulcanici: eruzioni di ghiaccio che hanno ricoperto la superficie preesistente.

 

Eruzioni e colate di ghiaccio. L’ipotesi che viene valutata per spiegare l’origine di queste regioni, che essendo poco craterizzate hanno un’età che su tempi scala geologici è relativamente giovane, è che in epoche remote un oceano d’acqua sotterraneo possa essersi congelato. Il conseguente aumento di volume avrebbe potuto aprire crepe sulla superficie di Caronte, permettendo così a enormi flussi di ghiaccio più caldo, e quindi più fluido, di affiorare e di spandersi sulla superficie stessa.

 

La macchia misteriosa. Riguardo alla macchia rossastra che caratterizza il polo nord del satellite, invece, per il momento non si ha idea di cosa possa trattarsi, ne perché sia localizzata in corrispondenza della regione polare settentrionale. Questa strana regione è stata battezzata “macchia di Mordor”, dal nome di uno dei regni di Arda, l'universo immaginario creato dallo scrittore inglese John Tolkien e descritto nella sua famosa opera “Il Signore degli Anelli”.

 

La faccia sconosciuta di Caronte. L’emisfero che New Horizons ha potuto riprendere durante il suo rapidissimo sorvolo è solo una faccia di questa gelida luna (la temperatura superficiale di Caronte è di circa -220 °C), dell’altra metà della superficie di Caronte non si sa praticamente niente e questa ignoranza rimarrà per moltissimo tempo. E’ infatti molto improbabile che nei prossimi decenni possano essere realizzate missioni di esplorazione spaziale della Fascia di Kuiper e in particolare del sistema di Plutone.

 

Il video della NASA che simula un sorvolo di Caronte realizzato combinando le immagini riprese dalla sonda New Horizons

 

05 Ottobre 2015 | Mario Di Martino