Il nuovo super tessuto della NASA

Stampato in 3D, questo nuovo materiale realizzato dalla NASA si presta a centinaia di utilizzi spaziali e apre la strada a un nuovo tipo di ingegneria. 

Sembra la cotta di un cavaliere medievale, ma in realtà è l’ultimo super materiale messo a punto dalla NASA nei laboratori del JPL: è formato da tanti quadratini di metallo lucido uniti tra loro come in una catena e si presta agli utilizzi più svariati.

 

Punto di forza di questo tessuto spaziale è che può essere realizzato a costi relativamente contenuti grazie alla stampa 3D: i singoli elementi che lo compongono non vengono infatti prodotti separatamente e poi assemblati, ma stampati direttamente nella loro configurazione definitiva.

Versatilità. Gli ingegneri della NASA pensano di utilizzare questo nuovo materiale per costruire antenne flessibili e leggere da dispiegare nel cosmo ma anche per realizzare schermature di nuova concezione per navicelle e tute spaziali.

 


Il super tessuto infatti ha due facce: una lucida in grado di riflettere luce e calore, e quindi ottima per evitare il surriscaldamento, e una opaca che trattiene il calore e può essere utilizzata per isolare i veicoli spaziali inviati su pianeti particolarmente freddi.

La forma che vuoi tu. Essendo modulare, questo materiale può essere realizzato in configurazioni diverse, ma può anche essere piegato in mille modi e assumere così le forme più varie a seconda dell’utilizzo che se ne vuole fare.

 


Secondo Polit Casillas, l’ingegnere del JPL di Pasadena a capo del progetto, in futuro gli astronauti saranno in grado di stampare questo e altri materiali direttamente nel cosmo ma anche di riciclarli quando non serviranno più.

Il futuro è oggi. Nella visione dei ricercatori il nuovo tessuto apre la strada a scenari ai confini della fantascienza: i veicoli spaziali di dopodomani per esempio, invece che essere assemblati a partire da migliaia di pezzi, ciascuno dei quali soggetto a guasti e rotture, potrebbero essere realizzati in un unico processo di stampa, molto più sicuro e meno costoso.

 

1 maggio 2017 | Rebecca Mantovani