Spazio

Il James Webb Telescope va nel freezer

Ultimi test per il telescopio spaziale che sostituirà Hubble: adesso è in una camera criogenica del Johnson Space Center, a Houston, dove la temperatura sarà lentamente portata a una decina di gradi sopra lo zero assoluto. A quel punto si troverà nelle stesse, proibitive condizioni in cui dovrà operare nello Spazio.

Il telescopio spaziale James Webb, il cui lancio è previsto nel 2018, ha avuto il suo “battesimo dell’aria”: racchiuso in un contenitore di protezione, è volato a bordo di un cargo militare Lockheed C-5C Galaxy dal Maryland al Texas, per raggiungere il Johnson Space Center Nasa, a Houston.

Qui sarà sottoposto, per oltre tre mesi, ai test vacuo-criogenici, ovvero alle prove di operatività in condizioni di freddo e vuoto estremi, le stesse a cui si troverà esposto nella sua destinazione spaziale, a oltre un milione e mezzo di chilometri dalla Terra.

Le prove finali verranno condotte in una camera termovuoto di dimensioni enormi, qualcosa come 17 metri di diametro per 27 di altezza. È la gloriosa Chamber A, dove vennero fatte le prove di resistenza delle navicelle Apollo, ora riadattata a super-freezer per il James Webb: in circa un mese la sua temperatura può essere portata al di sotto di -262 °C, solo undici gradi sopra lo zero assoluto.

Lo specchio principale del telescopio spaziale James Webb è composto da 18 elementi esagonali in berillio affiancati a nido d'ape. Ogni singolo specchio, delle dimensioni di 1,4 metri, è ricoperto da una lamina d'oro spessa 1000 Angstrom (100 nanometri), che riflette meglio la luce infrarossa. © Nasa/Desiree Stove

Strumenti sotto osservazione. Oltre al telescopio nel suo insieme, nella camera a freddo verranno messi alla prova i quattro strumenti scientifici di cui è dotato, sensibili a varie bande dell’infrarosso. Tra questi, ve ne sono due la cui combinazione è perfetta per studiare le atmosfere aliene, un’opportunità che la comunità scientifica sta aspettando con ansia.

Secondo Natasha Batalha della Penn State University e Michael Line della Arizona State University, che hanno sviluppato un modello matematico in proposito, l’utilizzo combinato di Niriss (Near Infrared Imager and Slitless Spectrograph) e della modalità G395 di NirSpec (Near Infrared Spectrograph) fornirà il maggiore contenuto di informazioni sull'atmosfera degli esopianeti, indipendentemente dalla temperatura e composizione.

Ecco come apparirà il James Webb una volta operativo nell'orbita del punto L2.

Niriss e NirSpec osserveranno alle lunghezze d’onda del vicino infrarosso, la regione dello spettro elettromagnetico in cui le stelle madri dei pianeti extrasolari risultano più brillanti. Niriss è tarato per rilevare il segnale distintivo del vapore d’acqua, mentre NirSpec può fare lo stesso per il metano e l’anidride carbonica: tre soli composti chimici, ma già in grado di fornire una notevole quantità di informazioni sulle caratteristiche di un’atmosfera.

Stefano Parisini, Media Inaf

12 maggio 2017
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