Il batterio estremofilo che può vivere su Europa grazie alle radiazioni

Può esserci vita sotto il ghiaccio delle lune del Sistema Solare esterno, dove il calore del Sole non arriva, come dimostra... un antico batterio terrestre.

cryobot
Sotto i ghiacci di Europa: Cryobot (in primo piano) Hydrobot, due progetti di rover da esplorazione da inviare su lune come Europa (Giove) ed Encelado (Saturno). Che cosa potrebbero trovare? Forse alieni estremofili come i nostri Desulforudis audaxviator.|Nasa, via WikiMedia

Il batterio Desulforudis audaxviator è unico nel suo genere: è la prima specie nota ad avere un proprio ed esclusivo ecosistema indipendente, tra 1,5 e 3 km di profondità sotto alla superficie, dove ricava nutrienti dalle pozze d'acqua a partire da materiale radioattivo. Questo microrganismo del nostro pianeta, isolato dalla superficie terrestre per milioni di anni e definito quasi alieno, è stato oggetto di uno studio dell'Università di San Paolo per quelle caratteristiche che lo rendono compatibile con altri ambienti estremi, come il mondo sotto alle calotte di ghiaccio delle lune del Sistema Solare esterno, per esempio Europa, quarto satellite di Giove per dimensioni (sesto nel Sistema Solare).

 

Secondo i ricercatori, il batterio potrebbe sopravvivere sotto i ghiacci della luna di Giove a condizione che vi sia disponibilità di calore, acqua liquida e nutrienti (elementi chimici). Abbiamo recentemente parlato di Encelado e dei criteri per la vita (criteri buoni per gli estremofili, è naturale): è un tema ricorrente degli studi di esobiologia di questo periodo.

 

batteri estremofili, Desulforudis audaxviator
Una colonia di Desulforudis audaxviator scoperta in una miniera d'oro vicino a Johannesburg (Sudafrica). | Nasa

 

Diverse ma uguali. A differenza di Encelado (luna di Saturno), il calore interno di Europa ha un'origine differente: è dovuto all'orbita leggermente  eccentrica attorno a Giove, che perciò esercita sulla sua luna forze mareali intense, che appunto generano calore (riscaldamento mareale).

 

Ecco perciò soddisfatto il primo criterio, da cui discende il secondo: sotto alla crosta di acqua ghiacciata che ricopre interamente la luna del gigante gassoso potrebbe esserci acqua liquida, grazie a quel calore.

 

Siamo così al terzo criterio, i nutrienti, ed è qui che entrano in gioco le speciali capacità del Desulforudis audaxviator, che, non avendo a disposizione energia dal Sole fa affidamento sull'energia nucleare: è l'unica forma di vita conosciuta che vive a una bella profondità sotto la superficie della Terra e a stretto contatto con l'uranio, e che ha imparato ad avvantaggiarsi del decadimento naturale del materiale radioattivo.

Purtroppo non abbiamo campioni di Europa da analizzare - perciò lo studio indica, a partire dai bisogni del nostro batterio, quali elementi cercare nelle prossime missioni dirette al sistema di Giove. Il coordinatore della ricerca, Douglas Galante, spiega però così i passaggi chimici che consentono al batterio di nutrirsi (sulla Terra): «L'uranio radioattivo distrugge le molecole d'acqua e produce radicali liberi, questi attaccano le rocce circostanti, in particolare la pirite, producendo solfato. I batteri usano il solfato per sintetizzare l'ATP, l'adenosina trifosfato, ossia il nucleotide responsabile per l'accumulo di energia nelle cellule».

 

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L'audace metabolismo del Desulforudis audaxviator. | WikiMedia

 

Africa ed Europa. Secondo i ricercatori l'ambiente colonizzato sulla Terra da questo batterio (le miniere del Sudafrica) potrebbe essere molto simile a quello di Europa e di altri mondi freddi che fin'ora non abbiamo mai considerato abitabili. Gli elementi pesanti come l'uranio sono stati portati sulla Terra dai meteoriti, e non ci sono motivi per pensare che la stessa cosa non sia accaduta altrove. Con questi presupposti possiamo davvero allargare la ricerca della vita (o dei limiti della vita) a molti mondi, anche vicini a noi.

02 Marzo 2018 | Davide Lizzani