Gli estremi dell'Universo

Qual è la stella più luminosa dello Spazio? L'oggetto più veloce? A quanti chilometri all'ora viaggia la Terra? Dov'è la stella più grande di tutto l'Universo? E quanto tempo ci vuole a sorvolarla?

"Ehi, ci sono anch’io!" sembra voler dire questa specie di manona tesa che si trova a 17 mila anni luce da noi. Dietro questo "arto" spaziale si nasconde una pulsar. Ossia una stella di neutroni che ruota vorticosamente su se stessa, compie circa 7 giri al secondo generando così un campo elettromagnetico che secondo gli esperti è miliardi di volte più potente di quello terrestre.
La carica prodotta dall'astro combinandosi con i gas circostanti, ha dato origine a quest'enorme nebulosa a forma di mano, grande ben 150 anni luce (circa un milione di miliardi di chilometri). Per saperne di più su questa spettacolare pulsar, leggi il commento nel blog "Una finestra sull'Universo".
Foto e tante altre curiosità sulle pulsar

[E. I.]

Foto: © NASA/CXC/SAO/P.Slane, et al.

Nello spazio non è detto che i corpi più grandi siano anche i più pesanti (o, più correttamente, massivi): dipende dal materiale di cui sono fatti e dalla loro gravità. Sulla Terra il materiale più denso è l'osmio (Os), un metallo della famiglia del platino: un cucchiaino di osmio pesa, sulla Terra, oltre 100 grammi.
 
Peso piuma. Non è nulla se paragonato a ciò che si può trovare nel cuore di una stella di neutroni: su questi corpi celesti la materia è talmente densa che, secondo i calcoli degli scienziati, può arrivare a pesare un milione di miliardi di tonnellate al metro cubo. E in effetti queste stelle, pur avendo un raggio di 10 o 20 km, sono più dense e massive (e, sulla nostra bilancia, più pesanti) del Sole.
 
Secondo gli scienziati la materia più densa dell'Universo potrebbe essere nel cuore di alcuni buchi neri: non si sa bene che cosa sia ma, secondo calcoli teorici, potrebbe pesare 5x1096 kg per metro cubo.
 
Foto - La Nebulosa del Granchio: al centro c'è una stella di neutroni. © NASA, ESA, J. Hester (Arizona State University).

Il nostro Sole, con i suoi 5.800 kelvin (K, 5527 °C), non è affatto uno dei posti più caldi dell'Universo: se paragonato ad altri corpi celesti è appena... tiepido. Le supergiganti blu possono infatti arrivare a 50.000 K (°C=K-273) mentre alcune nane bianche possono arrivare a 200.000 K.
 
Gelo polare. È ancora "freddo" rispetto ai 6 miliardi di Kelvin del cuore delle supergiganti più grandi, dove dalle reazioni nucleari nascono fotoni così carichi di energia che le loro collisioni generano coppie di elettroni e antielettroni.
 
Dato che gran parte dell'energia in gioco va a formare queste coppie, la pressione che spinge verso l'esterno si indebolisce e, di conseguenza, la prima o poi la gravità farà collassare la stella in una esplosione di proporzioni... cosmiche.
 
In questo caso si parla di supernova da instabilità di coppia: nel 1997 gli scienziati sono riusciti a misurare la temperatura dei neutrini liberati da una di queste esplosioni all'interno della Grande nube di Magellano, rilevando oltre 200 miliardi di Kelvin.
 
Freschino. È ancora nulla rispetto ai lampi di raggi gamma, l'evento cosmico a più alta energia finora osservato. La loro origine non è del tutto chiara (secondo alcuni sarebbero generati dall'accrescimento di materia in un buco nero) e la loro temperatura è stimata in 1012 Kelvin.
 
Foto: la bolla di gas prodotta dall'esplosione della supernova SNR 0509 immortalata dal telescopio spaziale Hubble. © NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA).

Lo spazio non è né freddo né caldo: se non c'è materia ad assorbire l'energia emanata da una stella, per esempio il Sole, parlare di temperatura non ha senso.
 
Freddo naturale. Il posto in assoluto più freddo mai "visitato" fino a oggi è un cratere perennemente in ombra al polo sud lunare: l'ha scoperto nel 2009 la sonda Lunar Reconaissance che ha misurato una temperatura di -240 °C, appena 33 gradi sopra zero assoluto (-273 °C o 0 K).
 
Gli scienziati non escludono però che su qualche micropianeta lontano dal Sole o su qualche luna oggi sconosciuta le temperature possano essere ancora più rigide (guarda le lune del Sistema Solare).
 
Sicuramente più fredda è la nebulosa Boomerang (foto), a 5.000 anni luce da noi: si sta espandendo molto rapidamente e i suoi gas, proprio come in un condizionatore, si stanno raffreddando. Secondo le stime la loro temperatura non supera 1 Kelvin, cioè -272 °C, appena un grado sopra lo zero assoluto.
 
Freddo artificiale. Sulla Terra, però, sappiamo fare di meglio! In un laboratorio dell'università di Helsinki, dove gli scienziati cercano di raggiungere 0 K e studiano il comportamento della materia a quella temperatura, un pezzo di radio (Ra, un metallo alcalino terroso) è stato portato a 1/10 di miliardesimo di grado sopra lo zero assoluto: è la temperatura più bassa mai registrata nell'universo conosciuto! E un altro ambiente piuttosto freddo è l'LHC, l'acceleratore di particelle più grande del mondo costruito al Cern tra Svizzera e Francia, per la gran parte mantenuto costantemente a -271 °C.
 
Foto: la nebulosa Boomerang. © NASA, ESA and The Hubble Heritage Team (STScI/AURA).

Nello spazio concetti come velocità e immobilità sono del tutto relativi: dipende dal punto di osservazione. L'entità che più si avvicina all'idea di immobilità, e che può quindi essere utilizzata come punto di riferimento, è la radiazione cosmica di fondo (vedi il video "Nuovi occhi sul cosmo"), cioè la radiazione elettromagnetica residua prodotta dal Big Bang e che permea l'Universo. Relativamente a questo tappeto di microonde, il nostro Sistema Solare si espande a oltre 600 km al secondo (2.160.000 km/h).
 
Che lumaca! Alla periferia dell'Universo ci sarebbero però galassie che si muovono più veloci della luce: ciò significa che non le vedremo mai! Per contro, i pianeti sono proprio lenti. Mercurio (che non a caso è il più veloce, visto il nome) raggiunge a malapena la velocità orbitale di 48 km al secondo (172.800 km/h) mentre la Terra viaggia tranquilla a 30 km/s (108.000 km/h).
 
Ferrari dello spazio. Il record di velocità cosmica spetta probabilmente alla radiazione elettromagnetica di alcune pulsar, le stelle di neutroni: abbastanza lontano dalla loro superficie il campo elettromagnetico potrebbe superare la velocità della luce (e non trasportando né informazioni né energia, questo non è in contrasto con le leggi della fisica).
 
Anche la materia, in certe condizioni, potrebbe avvicinarsi alla velocità della luce: secondo Tomohiro Harada dell'Università di Tokyo, rocce spaziali catturate dal campo gravitazionale di un buco nero possono collidere tra loro a velocità prossime a quelle della luce.
 
Foto: le emissioni della pulsar (il punto bianco) che si trova al centro della Nebulosa del Granchio, viste ai raggi X. © Credit: NASA/CXC/SAO/F.Seward.

In alcune zone dello Spazio il buio dell'Universo è ancora più buio, come dalle parti di Segue1, una galassia ad "appena" 75.000 anni luce da noi.
 
Pur essendo relativamente vicina è stata scoperta solo nel 2006: secondo gli scienziati gran parte del materiale in essa contenuto, l'equivalente di milioni di masse solari, è formato da materia oscura (vedi anche il video), ossia da qualcosa che ancora non conosciamo (perciò si chiama oscura) e che secondo le stime costituisce - assieme all'energia oscura, anch'essa di natura ignota - il 95-96% dell'Universo. E la materia oscura non emette luce e quindi risulta, di fatto, quasi invisibile. (Foto: © X-ray(NASA/CXC/Stanford/S.Allen)

La forma tondeggiante dei corpi celesti è determinata anche dalla gravità. Catene montuose e fosse oceaniche che a noi sembrano imponenti, sono in realtà poco meno che piccole irregolarità su una superficie altrimenti liscia: i circa 18 km che separano la cima dell'Everest dal fondo della Fossa delle Marianne sono meno dello 0,2% del raggio del pianeta, l'equivalente di un graffio di 0,2 mm su di un pallone da calcio (guarda come sarebbe la Terra se la forza di gravità fosse uniforme).
 
Schiacciatine. Rispetto una stella di neutroni, però, il nostro pianeta è più rugoso di una buccia d'arancia: l'altissima densità di questi corpi celesti fa sì che la loro gravità sia 200 miliardi di volte più intensa rispetto a quella terrestre e quindi più che sufficiente ad appiattire qualsiasi asperità.
 
Su una di queste stelle il monte Everest sarebbe alto appena 5 millimetri, equivalenti a qualche milionesimo di millimetro rispetto al raggio.

La più grande galassia conosciuta è IC 1101: si trova a un miliardo di anni luce da noi, nell'ammasso di galassie noto come Abell 2029. Con la sua estensione, prossima ai 6 milioni di anni luce, è migliaia di volte più grande della Via Lattea (foto: © NOAO/Kitt Peak/J.Uson, D.Dale, S.Boughn, J.Kuhn).

L'Universo può essere rappresentato come una spugna in cui i filamenti che separano i buchi sono le galassie. I "buchi", invece, rappresentano il vuoto cosmico, ossia zone che apparentemente non contegono né stelle, né pianeti. In questi vuoti la densità è prossima allo zero: sono quindi l'opposto dei buchi neri.
 
I vuoti cosmici hanno mediamente un'estensione tra i 30 e i 500 milioni di anni luce (la distanza tra due galassie), ma nel 2009 il progetto Six Degree Field Galaxy Survey (6dFGS) ha portato alla scoperta di un vuoto eccezionale con un'area di 3,5 miliardi di anni luce.
 
In realtà in questi vuoti qualcosa c'è: secondo gli scienziati si tratta di fluttuazioni quanto-meccaniche che lo rendono un continuo ribollire di particelle e antiparticelle virtuali che nascono e si annichiliscono in continuazione (foto: © High-Z Supernova Search Team, HST, NASA).

La palma di gigante del cosmo, almeno di quello fino ad oggi conosciuto, va a VY Canis Majoris, una ipergigante rossa nella costellazione del Cane Maggiore, a 5.000 anni luce da noi. Secondo le stime ha un diametro di oltre 3 miliardi di km, circa 1.000 volte quello del Sole: per sorvolarne la superficie da parte a parte con un aereo commerciale occorrerebbero più di 350 anni.
 
Assolutamente invisibile a occhio nudo, per via della distanza, è tuttavia la stella più luminosa della Via Lattea: circa 500.000 volte il Sole. Se si trovasse al posto della nostra stella, i suoi strati più esterni si estenderebbero oltre l'orbita di Saturno, sesto pianeta del Sistema Solare.
 
Guarda Tutte le misure dell'Universo in questo curioso video.
 
Foto: © NASA.

Le unità di misura della luminosità a cui siamo abituati, i Watt e i lumen, sono del tutto inadatte per descrivere la brillantezza degli oggetti celesti: per questo gli scienziati utilizzano il "Sole", che ha una capacità illuminante di 4x1026 Watt.
 
La stella più brillante direttamente osservabile è Epsilon Orionis (Alnilam, una supergigante blu), l'astro centrale della Cintura di Orione: è a 1.300 anni luce da noi e ha una luminosità 400.000 volte superiore a quella del Sole.
 
Molto più lontano, Eta Carinae (Foramen), una ipergigante blu, instabile, è 5.000.000 di volte più brillante del Sole. Alcune stelle massive possono raggiungere livelli di brillantezza pari a 100 miliardi di soli, ma solo per poche settimane prima di morire.
 
Intensi ma brevi sono i lampi di raggi gamma: durano solo una manciata di secondi ma possono arrivare a 1.018 soli. Le luci stabili più potenti dell'Universo sono invece quelle emesse dai quasar, nuclei di antiche galassie con al centro enormi buchi neri che si "nutrono" di stelle. La loro luminosità può arrivare a 3x1019 soli.
 
Foto: una stella di neutroni troppo vicina a un buco nero... (© Dana Berry/NASA.)

"Ehi, ci sono anch’io!" sembra voler dire questa specie di manona tesa che si trova a 17 mila anni luce da noi. Dietro questo "arto" spaziale si nasconde una pulsar. Ossia una stella di neutroni che ruota vorticosamente su se stessa, compie circa 7 giri al secondo generando così un campo elettromagnetico che secondo gli esperti è miliardi di volte più potente di quello terrestre.
La carica prodotta dall'astro combinandosi con i gas circostanti, ha dato origine a quest'enorme nebulosa a forma di mano, grande ben 150 anni luce (circa un milione di miliardi di chilometri). Per saperne di più su questa spettacolare pulsar, leggi il commento nel blog "Una finestra sull'Universo".
Foto e tante altre curiosità sulle pulsar

[E. I.]

Foto: © NASA/CXC/SAO/P.Slane, et al.