I 10 più importanti avvenimenti spaziali del 2013

Sta per concludersi un anno che ci ha regalato scoperte, esplorazioni ed imprevisti celesti davvero indimenticabili. Tra piogge di meteoriti, minuscoli mondi alieni e sonde ai confini del Sistema Solare ripercorriamo insieme i 10 eventi cosmici più imperdibili del 2013.

Raramente il cosmo ci riserva dei momenti di tenerezza e quando lo fa, come quest'anno, è bene segnarli in agenda. Nel 2013 il cacciatore di pianeti alieni Kepler ha individuato la sua mascotte, l'esopianeta più piccolo mai trovato finora.

Con i suoi 3860 chilometri di diametro Kepler 37-b, come è stato ribattezzato, è grande due terzi di Mercurio e appena il 10% più della Luna. Talmente piccolo che la luminosità della sua stella viene alterata, quando il pianeta vi transita davanti, appena dello 0,2%. Per il telescopio della Nasa, trovarlo è stata una vera impresa. E come se non bastasse, il piccoletto non è abitabile - avrebbe una temperatura di 425 °C, quanto basta per sciogliere una monetina.

Per Kepler questo è stato anche l'anno del guasto definitivo e della scoperta di un pianeta alieno rovente ma molto simile alla Terra.

Se pensate che questo sia un inverno particolarmente rigido ringraziate il cielo di non abitare nei paraggi della Nebulosa Boomerang (nella foto), una nube di gas rilasciata da un'antica stella a circa 5 mila anni luce da noi. Le ultime osservazioni del telescopio spaziale ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) dell'Eso, pubblicate a maggio di quest'anno, segnalano che il gas in rapida espansione in questa nube cosmica ha raggiunto la temperatura di 1 grado Kelvin (meno 272 gradi sotto lo zero Celsius), appena 1.1°C in più rispetto allo zero assoluto.

La strana regione spaziale sarebbe addirittura più fredda del residuo bagliore del Big Bang. E la sua forma non sarebbe esattamente quella che mostra in foto. Secondo gli esperti la nebulosa sarebbe di fatto tondeggiante, con una spessa banda di polveri stellari che assorbe parte della luce da essa riflessa, facendola assomigliare (più che a un boomerang) a un papillion, o a una clessidra spaziale.

Capire come si sia formato l'oro, un elemento tanto raro quanto prezioso nel nostro Universo, è una delle sfide che ancora appassionano gli scienziati. Affinché questo elemento così pesante si origini non sono sufficienti infatti le normali reazioni di fusione nucleare che avvengono all'interno delle stelle. Serve un evento ancora pià catastrofico.

A giugno di quest'anno un lampo di raggi gamma denominato GRB 130603B, provocato dalla collisione di due stelle di neutroni, è stato registrato dal satellite della Nasa Swift a 3,9 miliardi di anni luce da noi. Una settimana dopo i residui dell'evento altamente energetico sono stati osservati da Hubble, che ha rilevato in quel punto un bagliore persistente e dominato da luce infrarossa, causato probabilmente - sostengono gli scienziati - dalla formazione di nuovi elementi, in parte atomi d'oro.

Secondo gli esperti tutto l'oro dell'Universo potrebbe arrivare da questi drammatici eventi stellari. Qui una rappresentazione artistica di un lampo di raggi gamma.

Tutti i record estremi dell'Universo

I fedelissimi della missione Cassini ricorderanno il 2013 anche come l'anno delle immagini più nitide e ad alta risoluzione del cosiddetto "esagono di Saturno", un uragano di dimensioni continentali (con venti che soffiano a oltre 530 chilometri orari) che interessa il polo nord del pianeta con gli anelli.

Già osservato nel corso della missione Voyager nei primi anni '80, l'uragano è rimasto però celato dall'oscurità dell'inverno di Saturno fino a tempi recenti: ora l'emisfero settentrionale del pianeta è sufficientemente rischiarato da permettere alla sonda della Nasa migliori osservazioni.

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Saturno e la Terra: la foto definitiva

Questa immagine spettacolare rilasciata a settembre dal telescopio Hubble, frutto di oltre 34 ore di osservazioni nella luce visibile e nell'infrarosso, mostra l'ammasso di galassie denominato Abell 1689, a 2,2 miliardi di anni luce da noi, con l'effetto della cosiddetta "lente gravitazionale".

La forza di attrazione gravitazionale generata dall'ammasso è tale da riuscire a deflettere la radiazione luminosa delle galassie che, rispetto alla nostra linea di vista, si trovano dietro all'ammasso, che appaiono "stirate" e arcuate come se si trovassero dietro a una lente di ingrandimento.

Questo fenomeno - secondo gli esperti - è tanto più intenso quanto maggiore è la quantità di materia oscura, presente all'interno di un ammasso. E all'interno di Abell 1689, a giudicare da queste immagini, sembra essercene in grandi quantità, soprattutto in corrispondenza degli ammassi globulari di stelle (ben 160 mila in Abell 1689, contro i 150 presenti nella Via Lattea) concentrati nella zona centrale di questa immagine.

La foto ha fornito importanti suggerimenti per la mappatura della materia oscura, invisibile ad occhio nudo ma fortemente presente negli ammassi globulari di stelle, all'interno del cluster galattico, la cui formazione risalirebbe ai primi miliardi di storia dell'Universo.

Una combinazione di circostanze fortunate - come la comparsa, dopo un inverno durato 30 anni, della prima luce solare e la dissoluzione di una densa cappa di nebbia che ostacolava la visuale - ha permesso alla sonda della Nasa Cassini di fotografare quest'estate i laghi di metano liquido ed etano al polo nord di Titano, una delle lune di Saturno.

Lo studio di queste formazioni è importante per comprendere il ciclo idrogeologico del pianeta, simile, secondo gli esperti, a quello che interessò la Terra nelle sue prime fasi, con la differenza fondamentale che in questo caso si tratta di laghi di idrocarburi e non di acqua. Se orbitasse direttamente intorno al Sole e non intorno a Saturno, Titano avrebbe tutte le carte in regola per essere considerato un pianeta e non un semplice satellite.

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Tutte le lune del Sistema Solare

Il 2013 è stato senza dubbio l'anno delle astro-star: tra tutte spicca una stella italiana, il nostro Luca Parmitano (qui sorridente durante una delle sue due passeggiate spaziali); nel corso del suo soggiorno sulla ISS, @astro_luca ha twittato spettacolari foto della Terra dall'alto, compiuto importanti esperimenti scientifici, effettuato due EVA (di cui una decisamente più avventurosa) e persino scherzato sulla sua "pelata".

Tornato a Terra con un atterraggio perfetto, ha detto che l'Italia è un paese straordinario e ha ricordato l'importanza di una buona formazione per diventare astronauti di successo.

Una stella su cinque nella Via Lattea potrebbe avere, in orbita nella cosiddetta "zona abitabile", un pianeta simile alla Terra. In altre parole soltanto nella nostra galassia potrebbero esserci altri 8,8 miliardi di pianeti adatti alla vita: è la conclusione cui sono giunti, in uno studio pubblicato a novembre (clicca per approfondire), alcuni astrofisici studiando i dati raccolti da Kepler prima che il telescopio della Nasa finisse ko.

Gli scienziati hanno analizzato le oscillazioni di luminosità di 42 mila stelle simili al Sole per individuare i pianeti orbitanti intorno ad esse e, tra questi, quelli con dimensioni simili alla Terra. I dati raccolti hanno permesso di ipotizzare la probabilità di trovare cloni del nostro pianeta all'interno della miriade di stelle della Via Lattea. Il prossimo passo sarà cercare i pianeti "terrestri" meno distanti da noi.

Qui una rappresentazione artistica delle migliaia di esopianeti individuati da Kepler (i "puntini" neri) mentre transitano davanti alle proprie stelle.

Da non perdere: il planetario digitale di Kepler (video)

Alle 6:20 ora italiana del 15 febbraio 2013 una pioggia imprevista di meteoriti si è riversata sugli Urali, in particolare sulla città di Chelyabinsk, ferendo centinaia di persone e danneggiando gli edifici. Secondo fonti scientifiche russe si sarebbe trattato dei frantumi di un meteorite del peso di 10 tonnellate, disintegratosi a 30-50 km dal suolo; per la Nasa invece, il masso spaziale era largo 17 metri e pesava 10 mila tonnellate prima di entrare in atmosfera e rilasciare - esplodendo - 300 chilotoni di energia (numeri e curiosità sull'evento a questo link).

A 36 anni dal lancio la sonda Voyager ha ufficialmente varcato i confini del Sistema Solare, divenendo il primo oggetto di umana fabbricazione a spingersi nel misterioso spazio interstellare. Dal 25 agosto 2013 si è registrato un declino delle particelle energetiche provenienti dal Sole, sotto forma di radiazioni, e al contempo un aumento dell'intensità delle particelle altamente energetiche provenienti dallo Spazio interstellare: il segno che la sonda avrebbe oltrepassato l'eliopausa, il punto in cui il vento solare è ostacolato dai gas interstellari.

Quando a settembre la notizia ha iniziato a rimbalzare sul web, la Nasa ha dapprima gettato acqua sul fuoco, invitando alla cautela su una simile notizia, e poi confermato. Lanciata nel 1977, la Voyager 1 ha viaggiato per oltre 18 miliardi di chilometri, con a bordo un disco in rame recante immagini e suoni della Terra, per eventuali destinatari alieni.

Qui una rappresentazione artistica della sonda ai confini dello spazio interstellare.

I primi 35 anni della sonda Voyager 1 ripercorsi per immagini

Raramente il cosmo ci riserva dei momenti di tenerezza e quando lo fa, come quest'anno, è bene segnarli in agenda. Nel 2013 il cacciatore di pianeti alieni Kepler ha individuato la sua mascotte, l'esopianeta più piccolo mai trovato finora.

Con i suoi 3860 chilometri di diametro Kepler 37-b, come è stato ribattezzato, è grande due terzi di Mercurio e appena il 10% più della Luna. Talmente piccolo che la luminosità della sua stella viene alterata, quando il pianeta vi transita davanti, appena dello 0,2%. Per il telescopio della Nasa, trovarlo è stata una vera impresa. E come se non bastasse, il piccoletto non è abitabile - avrebbe una temperatura di 425 °C, quanto basta per sciogliere una monetina.

Per Kepler questo è stato anche l'anno del guasto definitivo e della scoperta di un pianeta alieno rovente ma molto simile alla Terra.