Scienza

Hubble: su Giove la Macchia Rossa sta cambiando

Su Giove, la Macchia Rossa sbiadisce e si rimpicciolisce mentre si formano nuove perturbazioni nell'alta atmosfera del pianeta gigante.

La Grande Macchia Rossa di Giove si è ridotta di 240 chilometri rispetto all’anno scorso. Lo ha rivelato il telescopio spaziale Hubble, che periodicamente viene puntato verso il pianeta gigante, per seguire l'evoluzione e studiare le sue variazioni superficiali.

Recentemente ha monitorato Giove per circa 10 ore al giorno, per diversi giorni. La riduzione della Macchia, un gigantesco uragano, non è una novità: sembra in atto da circa 100 anni, ma ora la sua evoluzione è seguita con grande meticolosità, anche perché si cerca di capire per quale motivo si sta riducendo. Va comunque sottolineato che se anche il processo di riduzione dovesse continuare a questo ritmo, continueremo a vedere a lungo la Macchia Rossa, il cui diametro maggiore è di circa 30.000 chilometri.

Il telescopio spaziale Hubble oltre a studiare lo spazio profondo tiene sotto controllo l'evoluzione superficiale di alcuni pianeti del sistema solare © Nasa

Il ricciolo mai fermo. Più interessante è il fatto che il grande uragano non solo si riduce in dimensioni, ma sbiadisce e perde il colore rosso intenso che aveva in passato; in Più, al suo interno è apparso un inconsueto "ricciolo" che percorre incessantemente il perimetro della Macchia, avvitandosi su se stesso probabilmente a causa di venti che superano abbondantemente i 500 chilometri all’ora. Potrebbe essere una perturbazione all’interno della perturbazione principale: insomma, qualcosa di unico.

La Grande Macchia Rossa di Giove fotografata alcuni anni or sono. Si sta rimpicciolendo e perdendo colore © Nasa

La banda misteriosa. L’ultima osservazione eseguita da Hubble ha messo in luce anche una specie di onda che interessa l’atmosfera più alta, appena a nord dell’equatore del pianeta: un fenomeno osservato solamente un'altra volta, negli anni Settanta, quando Giove venne sorvolato dalla sonda Voyager 2 nel suo tour tra i grandi pianeti del Sistema Solare.

L’onda sembra il risultato di un susseguirsi di cicloni e anticicloni che avrebbero origine sotto le nuvole, diventando visibili solo quando emergono, ma la cui formazione ed evoluzione è però ancora tutta da capire benché vi sia qualche analogia con fenomeni del genere sulla Terra.

19 ottobre 2015 Luigi Bignami
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