HI-SEAS, un anno di vita su Marte alle Hawaii

Si è conclusa la simulazione di 12 mesi nell'analogo marziano sul Mauna Loa. Ecco come se l'è cavata l'equipaggio tra imprevisti, isolamento, provviste ridotte e qualche battibecco.

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Marte o Hawaii? Un membro dell'equipaggio di HI-SEAS.|HI-SEAS

La vita su Marte è più vicina di quanto si creda. Un equipaggio di sei persone ha appena concluso una missione di 12 mesi nello scenario più "marziano" che si possa trovare sulla Terra: una cupola allestita a 2.400 metri sul vulcano Mauna Loa, alle Hawaii, nell'ambito del progetto HI-SEAS (Hawaii Space Exploration Analog and Simulation), finanziato dalla Nasa per preparare le future missioni marziane.

 

Gruppi misti. La simulazione terminata il 28 agosto è il quarto nonché il più lungo di una serie di test che ha visto coinvolte squadre di 6 professionisti, tre uomini e tre donne, in questo caso un fisico, un ingegnere aerospaziale, un geologo, un architetto, un medico e un astrobiologo.

 

Prove generali. L'equipaggio non ha potuto simulare tutte le condizioni estreme a cui saranno sottoposti i coloni marziani (per esempio, perché la gravità è pur sempre quella terrestre); ma ha comunque vissuto l'isolamento, le difficoltà e i ritardi delle comunicazioni che caratterizzeranno la vita sul Pianeta Rosso.

 

Fuori dal mondo. Nella missione appena terminata i rifornimenti di cibo arrivavano ogni quattro mesi, quelli di acqua ogni due. Nessuna telefonata o contatto con l'esterno: per comunicare con parenti e colleghi fuori dall'habitat, i sei hanno utilizzato e-mail ritardate di 20 minuti, lo stesso "scarto" che ci sarà su Marte. Si poteva uscire dalla cupola, ma solo indossando una pesante tuta spaziale, con limitate riserve di ossigeno.

 

Relazioni vere e virtuali. I sei partecipanti non sono stati filmati se non in alcune riunioni formali, per evitare comportamenti innaturali, ma le loro interazioni sociali sono state misurate con un "sociometro" (un apparecchio personale simile a un cercapersone) e attraverso questionari settimanali. Simulazioni in realtà virtuale hanno aiutato a combattere i momenti più cupi dell'isolamento.

 

Pericoli e frizioni. Non sono mancati gli imprevisti reali (come la mancanza di elettricità e il guasto di alcune strumentazioni) e le emergenze simulate, come un annunciato aumento dell'attività solare che ha costretto i sei a cercare riparo all'esterno, in cunicoli di lava solidificata.

 

Ci sono state anche tensioni tipiche da "coinquilini", sulla suddivisione dei compiti o sulla gestione delle provviste, ma nulla di troppo rilevante, perché l'equipaggio era stato selezionato apposta per la capacità di resistere e cooperare.

 

La sfida continua. La prossima simulazione, da gennaio 2017, si concentrerà sulla specializzazione dell'equipaggio, per capire quali siano i ruoli fondamentali richiesti in una missione marziana. Saranno anche testate emergenze mediche e cure da remoto, nonché la capacità di riciclare le poche risorse disponibili.

 

 

30 Agosto 2016 | Elisabetta Intini