Non vediamo gli alieni perché non esistono

Dove sono tutti?, chiedeva Enrico Fermi a Frank Drake, che con la sua celebre equazione sosteneva l'abbondanza di vita aliena e intelligente. Alcuni scienziati ora rispondono... da nessuna parte!

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L'equazione di Drake introduce parametri indeterminabili (al nostro attuale livello di conoscenza) per stimare il numero di civiltà extraterrestri in grado di comunicare con noi.

Il paradosso di Fermi è il conflitto fra l'aspettativa che l'universo (data la sua vastità) brulichi di vita aliena e il fatto che non abbiamo mai visto nessun ET. Un nuovo studio sostiene però che non ci sia nessun paradosso: se non abbiamo trovato prove dell'esistenza degli alieni, significa che gli alieni non esistono... E che abbiamo aspettative esagerate.

Due animazioni video illustrano il paradosso di Fermi: se l'Universo brulica di vita, dove sono tutti?
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Frank Drake scrive la sua celebre equazione su una lavagna. | Seti.org

Equazioni a più incognite. Di solito, per stimare quante civiltà aliene potrebbero popolare la galassia, vengono usati "calcoli" come l'equazione di Drake. Tuttavia sappiamo davvero poco su alcuni dei parametri di questa equazione, per esempio sulla probabilità che la vita o l'intelligenza si sviluppino autonomamente (i punti 5 e 6 della descrizione dell'equazione, vedi equazione di Drake, qui sopra).

 

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Il fisico italiano Enrico Fermi, a cui viene attribuito il quesito (in realtà successivo) "Ok, ma allora dove sono tutti?". | National Archives and Records Administration

Non si tira a indovinare! I tre autori dello studio, professori del Future of Humanity Institute (della Oxford University), partono dal fatto che non si può arrivare a un risultato certo da variabili sconosciute.

 

I ricercatori hanno quindi sviluppato più volte l'equazione utilizzando dati casuali (random), sempre diversi, presi da pubblicazioni scientifiche.

 

La media dei risultati suggerisce che la galassia è popolata da un centinaio di civiltà galattiche. Ma il 30% delle volte l'equazione ha restituito lo stesso, triste risultato: 0. Una risposta che va a braccetto col numero di contatti che abbiamo avuto con ET.

 

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Nessun segnale né radio, né laser. Alieni, che segnali usate?

«La probabilità che su un pianeta si sviluppino vita e intelligenza ha un'estrema incertezza», spiega a Universe Today Anders Sandberg, professore di neuroscienze computazionali a Oxford. «Non possiamo escludere che accada quasi ovunque ci siano le giuste condizioni, ma non possiamo escludere che sia un evento astronomicamente raro - e questo comporta una ancora più forte incertezza sul numero di civiltà, cosa che ci porta a concludere che ci sia un'elevata probabilità che siamo soli. Tuttavia dobbiamo anche concludere che non dovremmo essere troppo sorpresi se trovassimo l'intelligenza!»

 

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Carl Sagan, uno dei più famosi astronomi e astrofisici del Novecento e il più grande divulgatore scientifico di tutti i tempi. Fu uno dei fondatori del Progetto SETI.

Certi solo dell'incertezza. Lo studio non sta svuotando di importanza il lavoro del SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence): «l'astrobiologia e il SETI possono svolgere un ruolo determinante nel ridurre l'incertezza di alcuni parametri dell'equazione», afferma Sandberg.

 

Con l'aumentare della conoscenza dello Spazio si sono proposte soluzioni sempre nuove al paradosso di Fermi. Potremmo non vedere gli alieni perché siamo la prima civiltà così evoluta, oppure perché si sono già estinti o ancora perché sono tutti in letargo. Ma, per quel che ne sappiamo, la Terra è l'unico angolo di questo immenso cosmo in cui è apparsa la vita.

27 Giugno 2018 | Davide Lizzani