Gita clandestina nel cosmodromo di Bajkonur

Un fotografo si è intrufolato nel cosmodromo di Bajkonur. Ecco i suoi scatti di un'area abbandonata del complesso e dei resti dello space shuttle sovietico un tempo in costruzione.

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Fiore all'occhiello del programma spaziale sovietico, il cosmodromo di Bajkonur fu la base di lancio, tra gli altri, dello Sputnik, di Jurij Gagarin e di Valentina Tereškova, ovvero il primo satellite artificiale, il primo uomo e la prima donna a osservare la Terra dallo Spazio. È un complesso enorme: è un'ellisse di 90 km di altezza e 85 di larghezza più grande della Valle d'Aosta, per intenderci.
Al suo interno ci sono diverse aree in funzione (le Soyuz verso la ISS partono proprio da lì). Ma ce ne sono anche molte abbandonate e decadenti, come i complessi e gli hangar dove veniva portato avanti il programma di sviluppo dello space shuttle sovietico. Ecco come si presenta oggi quest'area abbandonata, testimone dell'ascesa e del declino della corsa allo spazio che infuocò per un decennio gli animi dei sovietici.

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Il cosmodromo di Bajkonur sii trova in Kazakistan e nessun civile vi ha accesso. Il fotografo Ralph Mireb (questo è il suo pseudonimo) vi si è intrufolato clandestinamente e ha pubblicato queste foto sul suo blog e su Instagram in occasione del sessantesimo anniversario dalla sua inaugurazione.

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Quest'area del cosmodromo ha chiuso i battenti più di due decenni fa, lasciando ancora in lavorazione due veicoli spaziali che sarebbero serviti per il programma Buran (che in russo significa "bufera di neve"). «È quasi ironico: questi veicoli nascevano qui per attraversare distese cosmiche e invece proprio questo è diventato il loro luogo di sepoltura» si rammarica il fotografo.

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Il programma Buran era la versione sovietica dello Space Shuttle. Fu lanciato nei primi anni settanta e prevedeva la costruzione di una navicella spaziale riutilizzabile. Dopo la prima fase di test suborbitali, il Buran partì nel 1988 per il suo primo e ultimo volo orbitale. Con il crollo dell'Unione Sovietica e il tracollo economico il progetto venne abbandonato.

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In base a quanto riportato dal fotografo, il complesso di assemblaggio ha una lunghezza di 132 metri e un'altezza di 62 e le sue estremità sono composte da enormi cancelli scorrevoli, grandi abbastanza per permettere il passaggio dello shuttle e del lanciatore "Energia".

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Le strutture portanti del complesso erano costruite in acciaio speciale, per sopportare eventuali onde d'urto dovute a possibili esplosioni.

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Ralph Mireb spiega che i due veicoli che si trovano attualmente all'interno del complesso sono un prototipo della navicella Burja ("tempesta") e un modello di navicella "OK-MT", unicamente utilizzato per testare operazioni di pre-lancio, ma che appare, dentro e fuori, come una vera e propria navicella spaziale.

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Ciò che ha stupito il fotografo entrando nel complesso è la sua struttura. Nonostante l'aspetto decadente, ci si rende conto che c'è tecnologia da tutte le parti. «Sulle pareti laterali ci sono piattaforme tecnologiche dotate di azionamenti idraulici» spiega Ralph Mireb. In questo luogo, per 18 anni, ha lavorato più di un milione di persone.

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Il progetto fu dichiarato ufficialmente chiuso dal presidente Boris Yeltsin nel 1993.

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Le ali e la fusoliera sono ricoperti da un generoso strato di escrementi di uccelli accumulati in oltre vent'anni.

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Il tempo e gli avventori clandestini del cosmodromo non hanno risparmiato i veicoli e il complesso di assemblaggio. Una parte della protezione termica delle navicelle è saltato, i finestrini sono rotti.

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Sul soffitto sono posizionate delle gru mobili, con una capacità di sollevamento, ciascuna, di 400 tonnellate.

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Un dettaglio della fusoliera.

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Alle spalle del veicolo è visibile l'enorme cancello di uscita.

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Un dettaglio degli interni.

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Un dettaglio degli interni.

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Uno dei veicoli, circondato da passerelle su cui un tempo si spostavano ingegneri e operai.

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Lo spostamento delle piattaforme era azionato da sistemi idraulici.

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La cabina di pilotaggio.

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La cabina di pilotaggio.

Fiore all'occhiello del programma spaziale sovietico, il cosmodromo di Bajkonur fu la base di lancio, tra gli altri, dello Sputnik, di Jurij Gagarin e di Valentina Tereškova, ovvero il primo satellite artificiale, il primo uomo e la prima donna a osservare la Terra dallo Spazio. È un complesso enorme: è un'ellisse di 90 km di altezza e 85 di larghezza più grande della Valle d'Aosta, per intenderci.
Al suo interno ci sono diverse aree in funzione (le Soyuz verso la ISS partono proprio da lì). Ma ce ne sono anche molte abbandonate e decadenti, come i complessi e gli hangar dove veniva portato avanti il programma di sviluppo dello space shuttle sovietico. Ecco come si presenta oggi quest'area abbandonata, testimone dell'ascesa e del declino della corsa allo spazio che infuocò per un decennio gli animi dei sovietici.