Spazio

Le corde di flusso magnetico esistono: parola di SDO

Le prime, spettacolari immagini delle corde di flusso magnetico riprese dal Solar Dynamic Observatory. Ma cosa sono? E perchè sono così interessanti per gli scienziati?

Sulle eruzioni di massa coronale, le violente espulsioni di protoni, elettroni ed energia dalla corona del Sole, sappiamo ormai quasi tutto. Ciò che gli scienziati non erano ancora riusciti ad osservare è il momento esatto della loro formazione, almeno fino allo scorso 18 luglio quando sono state per la prima immortalate dall’Atmospheric Imaging Assembly, uno degli strumenti a bordo del Solar Dynamic Observatory.

Esistono ma non si vedono
Le immagini sono state scattate nelle frequenze dell’ultravioletto e mostrano le linee dei campi magnetici della corona solare che formano dei mulinelli e si intrecciano tra loro dando vita al plasma, un gas ionizzato formato da particelle elettricamente cariche. Questi particolari campi magnetici, chiamati anche corde di campo magnetico, sono stati osservati già in passato nello spazio intestellare, e da sempre sono ritenuti fondamentali nella formazione dei brillamenti solari. Ma prima dello scorso luglio nessuno era mai riuscito ad osservarne la formazione e a provarne l’origine.
“I flussi di campo magnetico giocano un ruolo fondamentale nella fisica del Sole e di tutto l’Universo: recentemente sono stati utilizzati per spiegare i getti relativistici, getti di plasma estremamente potenti che si manifestano attorno ai dischi di accrescimento dei buchi neri supermassicci” spiega al britannico Guardian Lucie Green, ricercatrice presso lo University College di Londra e responsabile dello studio che ha portato alla clamorosa scoperta.

Teoria confermata
Non c’è da meravigliarsi quindi se i risultati della ricerca sono stati tenuti nascosti per oltre 6 mesi: la formazione delle corde di campo magnetico, fino ad oggi, era oggetto di un acceso dibattito scientifico e di dispute tra chi sosteneva che avvenisse prima, dopo o durante i brillamenti solari.
“Poter osservare la struttura dei flussi di campo magnetico è stato emozionante: hanno la stessa forma degli schizzi teorizzati dagli astrofisici negli anni ‘70” afferma Angelos Vourlidas, scienziato dei Naval Research Laboratory di Washington, D. C.
L'osservazione di questi particolari campi magnetici permetterà agli astronomi di mettere a punto sistemi per prevedere i brillamenti solari, soprattutto quelli più violenti, che oltre alle spettacolari aurore boreali, se diretti verso la Terra possono creare problemi ai satelliti e alle apparecchiature elettroniche.

5 febbraio 2013 Rebecca Mantovani
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